MODENA - Detenuti giardinieri nelle aree verdi pubbliche

MODENA - Detenuti giardinieri nelle aree verdi pubbliche

MODENA - La Casa Circondariale S. Anna potrebbe adottare un parco, una rotonda, un'aiuola o un'altra area di verde pubblico, a prendersene cura saranno i detenuti. La Direzione del Carcere ha già manifestato il proprio interesse a riguardo, nell'ambito di una convenzione complessiva. Lo ha fatto sapere l'assessore all'Ambiente Giovanni Franco Orlando rispondendo all'interrogazione presentata dai consiglieri Sergio Rusticali (Sdi) e Rosa Maria Fino (Società civile) che chiedevano se, "sull'esempio di Spilamberto fosse possibile anche per il Comune di Modena definire un progetto per la manutenzione del verde con la Casa Circondariale della città".


"Tale progetto - ha spiegato Rusticali - non solo contribuirebbe a favorire una maggiore cura delle nostre aree verdi, ma darebbe anche una risposta a un problema sociale". Due le strade che possono essere percorse secondo l'assessore Orlando: "La prima, quella di una convenzione che preveda l'utilizzo di un gruppo di detenuti in aree di verde pubblico che per altro aumentano di anno in anno; la seconda è di prevedere nel bando di assegnazione della gestione del verde la possibilità per i soggetti privati di avvalersi del lavoro di detenuti. Ipotesi che vanno entrambe valutate sia per quanto riguarda gli aspetti operativi che retributivi".


La strada sembra comunque aperta e d'altra parte, ha ricordato l'assessore, già negli anni '96 e '97 erano state avviate esperienze positive grazie al progetto seguito dall'Istituto Fermo Corni, in accordo con il Comune, per i programmi di formazione al lavoro dei detenuti. Rusticali si dichiara soddisfatto della risposta e afferma: "Mi auguro che l'interessamento dimostrato dal direttore della Casa Circondariale si traduca in aspetti operativi al più presto. Credo che questo sia un progetto innovativo e che possa avere ulteriori sviluppi anche nell'intera provincia, mi risulta che oltre a Spilamberto esperienze simili si fanno in Appennino.

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Il progetto si inserisce in un settore in cui per ora operano solo addetti e volontari e ha anche valenza sociale: i detenuti vengono tolti alla rigidità carceraria e si facilita il loro reinserimento al termine della pena".

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