Morte Vanacore, si indaga per istigazione al suicidio

Morte Vanacore, si indaga per istigazione al suicidio

TARANTO - Istigazione al suicidio: con questa ipotesi di reato la Procura di Taranto sta indagando sulla morte di Pietrino Vanacore, l'ex portiere dello stabile dove il 7 agosto 1990 fu uccisa Simonetta Cesaroni. Il fascicolo è stato aperto nei confronti di ignoti. All'autopsia di Vanacore, suicidatosi nella nottata tra lunedì e martedì, hanno partecipato anche due consulenti della famiglia Vanacore e uno di Raniero Busco, l'unico indagato per l'omicidio di Simonetta Cesaroni.

 

L'esame è stato svolto al medico legale Vito Sarcinella. Gli inquirenti sospettano che Vanacore prima di gettarsi in acqua (avanti Marina di Torricella , in località Torre Ovo, in provincia di Taranto) abbia bevuto un anticrittogamico diluito con acqua e mangiato due pezzi di pane per non vomitare.

 

Un filoncino di pane e una bottiglietta con residui di veleno sono stati trovati all'interno della Citroen di Vanacore. Nella stessa auto, parcheggiata poco distante dal luogo del suicidio, l'uomo ha esposto due biglietti esposti sul cruscotto e sul lunotto posteriore in cui spiega i motivi del gesto dopo 20 anni in cui si è sentito perseguitato "senza nessuna colpa".

 

Il pm che dirige le indagini è Maurizio Carbone: il magistrato ha ascoltato amici e parenti di Vanacore per ricostruire le ultime ore prima del suicidio. Gli investigatori interrogheranno anche la moglie di Vanacore, che martedì è stata colta da malore e si è trasferita nell'abitazione di alcuni familiari, a Sava (Taranto).

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