Napolitano a Forlì: ''Il Nord sappia come è diventato italiano''

Napolitano a Forlì: ''Il Nord sappia come è diventato italiano''

Napolitano a Forlì: ''Il Nord sappia come è diventato italiano''

FORLI' - "Venezia, Milano e Verona sappiano come sono diventate italiane". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato da Forlì una nuova frecciata indirettamente al leader della Lega Umberto Bossi. Il capo dello Stato, salutando i cronisti all'uscita del teatro Diego Fabbri dove si è svolta la bellissima narrazione storica del sindaco Roberto Balzani, "Come la Romagna divenne italiana", ha auspicato che iniziative simili vengano ripetute in altre parti d'Italia.

 

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ELOGIO ALL'INIZIATIVA DI BALZANI - Pressato dai giornalisti, che hanno chiesto a quali città facesse riferimento, Napolitano ha risposto: "Venezia, Milano, Verona, affinché sappiano come sono diventate italiane". "Questa iniziativa - ha detto il Capo dello Stato - ha permesso ai romagnoli di conoscere le proprie radici ed ha mostrato il contributo della Romagna al moto risorgimentale".  Da qui lo spunto: "Mi auguro che queste iniziative vengano ripetute in altre parti d'Italia". Una frase che non poteva che dare adito alla domanda su quali parti d'Italia. Il riferimento al Nord è divenntato quindi esplicito nelle parole di Napolitano, "al pari della Romagna, che sa il contributo dato al Risorgimento".

 

LA GIORNATA IN TEATRO - Napolitano ha parlato dopo aver assistito ad una narrazione appassionata del sindaco e storico Roberto Balzani sui romagnoli che contribuirono a costruire l'Italia. Una narrazione fatta tra lo storico e il personale, con audiovisivi e narrazioni alternate tra il sindaco stesso e l'attore teatrale Denio Derni. Ha completato la giornata l'inno d'Italia, con Napolitano che è scattato in piedi, primo di tutti, alle prime note. L'inno è stato suonato dagli studenti del liceo musicale Angelo Masini di Forlì.

 

Balzani nella sua lezione 'Come fu che la Romagna divenne italiana' ha toccato, in uno stile di ricostruzione storica che richiamava vagamente le trasmissioni tv di Carlo Lucarelli, è quindi partito dal 1849, la Repubblica Romana di cui Aurelio Saffi era triunviro, fino all'Unità e oltre, passando per le vicende di personaggi come Giovita Lazzarini, il cesenate Leonida Montanari, il ravennate Primo Uccellini, e poi ancora il lughese Giacomo Manzoni, il meldolese Felice Orsini ("il lato fanatico ed estremista, la dimensione violenta che accompagna ogni rivoluzione"), Luigi Carlo Farini, da parte sua moderato e cavouriano, il tutto con un immancabile passaggio al Passatore ("personaggio inquietante e probabilmente psicopatico"). L'elenco, dai moti risorgimentali, è stato suddiviso tra chi è tornato, chi non è tornato, chi è rimasto esiliato, come lo stesso Saffi in Inghilterra.

 

Infine Balzani ha ricordato che "sarà rinverdita" la tradizione dei Pranzi Risorgimentali in piazza Saffi: pranzi per migliaia di persone "open air" la cui partecipazione era sorteggiata "in quanto nell'Italia nuova libertà e uguaglianza saranno due facce della stessa medaglia". Napolitano non ha preso la parola in teatro e dopo l'inno salutando il pubblico tra gli applausi se n'è andato, consegnando appunto le parole di apprezzamento e di stimolo alle altre parti d'Italia affinché ricordino la loro storia risorgimentale.

 

Prima di Balzani ha preso la parola il Presidente della Provincia Massimo Bulbi, che ha spiegato, in un intervento più "convenzionale" il successo del territorio come frutto di "un gioco di squadra", tra "eccellenze che hanno radici antiche, grazie a figure illustri di cittadini che hanno allargato il loro influsso a livello nazionale". Poi ha ricordato la consegna della medaglia d'oro al valore civile nell'aprile 2009 alla provincia di Forlì-Cesena. "Il nostro obiettivo per il futuro è coniugare sviluppo economico e coesione sociale, per mantenere il benessere del territorio", dice Bulbi. Infine il riferimento ai giovani, al messaggio di Napolitano per le giovani leve di fine anno, "e per il rinnovo della classe politica"

 

L'USCITA DAL TEATRO - L'uscita dal teatro senza intervento è avvenuta secondo programma ufficiale della giornata. Nessun affaticamento o mancanza di tempo, dal momento che il tutto si è svolto nei tempi previsti ed anzi sarebbero avanzati anche dieci minuti. Tuttavia, Napolitano all'invito del sindaco ad un fuori programma per prendere la parola ha scosso la testa. Non sono mancate tuttavia le parole del Presidente fuori dal teatro, mentre la gente assiepata dietro le transenne gridava 'Giorgio, Giorgio', o 'Giorgio sei un grande'.


IL PRECEDENTE

Da Reggio Emilia, all'apertura delle celebrazioni per il centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, il capo dello Stato aveva sottolineato come rispettare la Costituzione e il tricolore, soprattutto per chi ha responsabilità di governo, è un obbligo."A forze politiche che hanno un significativo ruolo di rappresentanza democratica sul piano nazionale, e lo hanno in misure rilevante in una parte del Paese, vorrei dire che il ritrarsi o il trattenere le istituzioni, dall'impegno per il centocinquantenario non giova a nessuno", aveva aggiunto il capo dello Stato, rivolgendosi direttamente alla Lega.

 

OMAGGIO AD AURELIO SAFFI - Prima di recarsi al teatro ‘Fabbri', il presidente della Repubblica ha deposto una corona al monumento di Aurelio Saffi, patriota risorgimentale nato a Forli', nella omonima piazza. Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, dal sindaco Balzani, dal presidente della regione Vasco Errani e dal presidente della Provincia, Massimo Bulbi, e' stato accolto dagli applausi delle molte persone che lo hanno atteso nella piazza.


Napolitano a Forlì: ''Il Nord sappia come è diventato italiano''

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di minotauro
    minotauro

    Leggo con molto interesse il buon intervento di Dorian,e c'è un passaggio che mi stuzzica molto,da dove viene la sua certezza sull'esito pilotato del referendum monarchia/repubblica? Ma lui è a conoscenza di documenti di cui gli storici ignorano l'esistenza? In questa bella giornata di visita del presidente Napolitano c'è un neo, ed è l'assenza nei festeggiamenti dell'on.Pini,a mio avviso una grave assenza,ma d'altra parte Pini è abituato a queste figuraccie ,ma con la sua assenza ha mancato di rispetto al presidente e quindi alla repubblica. Ma cosi facendo, pensa di aumentare il suo consenso e quello della lega? Che tristezza questo comportamento infantile!!!!!

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    Sono parole che ogni persona di buon senso condivide. Il contributo dato dalla romagna, dai romagnoli, all'unificazione d'Italia è stato impressionante, se solo pensiamo alle sollevazioni contro lo stato della chiesa, e la spontanea adesione al nuovo stato unitario. Non voglio dire che siamo stati i primi d'Italia, ma sicuramente mai secondi a nessuno. Le elevate percentuali che il PRI ha sempre avuto qui (ora è a esaurimento scorte, vabbè, ma questo è un altro discorso), poi, testimoniano l'attaccamento all'idea repubblicana e unitaria in un modo assoluto. C'è però un velo di tristezza su quei referendum per l'annessione, che è poi lo stesso voleo che pesa sul referendum monarchia-repubblica. Quello di un risultato un po'pilotato. Pensiamo al referendum monarchia - repubblica: ora, se io avessi potuto votare avrei fatto 1000 croci cu "repubblica" sia ben chiaro, ma oramai è storicamente provato che l'esito fu alterato. Che è un po' come quando la tua squadra del cuore vince la champions league per un rigore dato su un fallo inesistente. Che fai , sei felice ? Io sì, tanto. Però, in fondo in fondo, resta quel velo di tristezza, che è un po' come un alone che non riesci a lavare via. E non sai perché.

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