Naufragio della "Costa Concordia", il maltempo ostacola le ricerche

Il moto ondoso del mare in aumento sta condizionato il lavoro dei sommozzatori della Guardia costiera impegnati nelle ricerche dei dispersi della Costa Concordia, la nave crociera naufragata venerdì sera davanti all'isola del Giglio

Le immagni del dramma (credit TM News/Infophoto)

Il moto ondoso del mare in aumento sta condizionato il lavoro dei sommozzatori della Guardia costiera impegnati nelle ricerche dei dispersi della Costa Concordia, la nave crociera naufragata venerdì sera davanti all'isola del Giglio. Le ricerche sono state temporaneamente sospese per motivi precauzionali lunedì mattina poiché le onde hanno causato lo spostamento di una decina di centimetri della nave. Il timore è che le onde possano far sprofondare il relitto a 70 metri rispetto al gradino di 37 metri su cui è appoggiato lo scafo.

Quindi nel pomeriggio sono riprese. “La speranza di trovare in vita i dispersi si è ormai ridotta al minimo”, ha detto il sindaco dell'Isola del Giglio, Sergio Ortelli. L'unica speranza è “che si sia creata nella nave qualche bolla d'aria”. La nave, sotto sequestro della magistratura, è sorvegliata da tutte le forze di polizia coinvolte nelle operazioni. Sono al momento sei le vittime accertate, una delle quali ancora da identificare. Domenica sono stati recuperati i corpi di Giovanni Masia, nato nel 1926, e Gual Guillermo.

Sabato erano stati recuperati i cadaveri di due turisti francesi, Francis Serve e Jean-Pierre Micheaud, e di un marinaio peruviano, Thomas Alberto Costiglia. All'appello mancano 11 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio. Tra i dispersi figurano due riminesi, due donne siciliane, di 50 e 49 anni. Quest'ultime sarebbero salite su una scialuppa, ma non sono più state contattate. Il timore è che possano essere cadute in acqua.

La Procura di Grosseto ha confermato le gravi accuse per il comandante Francesco Schettino, che dovrà rispondere di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono della nave. La "scatola nera" sta fornendo indicazioni utili. Le indagini proseguono. Si vuole chiarire se il comandante abbia voluto seguire la prassi marinara del cosiddetto “inchino”, che consiste nel far passare una nave vicino un porto e salutare con la sirena le persone a terra.

Il procuratore della Repubblica di Grosseto Francesco Verusio,titolare dell'inchiesta sul naufragio, ha spiegato che l'allarme “è stato lanciato dalla nave intorno alle 22,42 e alle 22,43 mentre l'impatto si era verificato circa un'ora prima”. "La nave - ha chiarito anche il procuratore - era a soli 150 metri dalla riva. Una distanza incredibilmente vicina”.

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