’Ndrangheta, il procuratore Di Landro: ''Città meno vivibile''

’Ndrangheta, il procuratore Di Landro: ''Città meno vivibile''

’Ndrangheta, il procuratore Di Landro: ''Città meno vivibile''

REGGIO CALABRIA - Gli atti intimidatori nei confronti dei magistrati di Reggio Calabria "rendono meno vivibile quella citta' che avevamo sognato in termini di convivenza civile e serena". E' quanto ha affermato il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, uscendo dalla riunione in corso in Prefettura dopo la minaccia indirizzata al procuratore Giuseppe Pignatone, nei cui confronti è giunta una telefonata al 113 annunciando per lui "una sorpresa".

 

Tale era un lanciarazzi (già usato e quindi inoffensivo) che costituisce un chiaro messaggio intimidatori nei confronti del magistrato. La micidiale arma era nascosta sotto un vecchio materasso abbandonato sul ciglio della strada. La Squadra mobile reggina ha anche individuato la cabina telefonica dalla quale è partita la misteriosa telefonata. Si trova nei pressi di via Cardinale Portanova e ora è stata sequestrata per permettere rilievi più approfonditi.

 

Nei giorni scorsi il procuratore Pignatone aveva condotto l'operazione contro il clan Serraino, colpevole tra l'altro delle bombe e intimidazioni contro il procuratore generale Salvatore Di Landro e quella contro i "residui" del clan Tegano, che aveva portato all'arresto tra l'altro di un sindacalista della Uil, accusato di avere preso soldi dalla cosca per tenere tranquilli i lavoratori della cooperativa New Labor che gestisce il servizio di pulizia sui treni nella stazione di Reggio Calabria, ed alla quale i Tegano estorcevano circa 25 mila euro al mese.

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