Neanche 6 mesi per portare i 'Fiori' a Forlì. I retroscena della mostra

Neanche 6 mesi per portare i 'Fiori' a Forlì. I retroscena della mostra

Neanche 6 mesi per portare i 'Fiori' a Forlì. I retroscena della mostra

FORLI' - I tempi sono stati strettissimi per allestire la mostra "Fiori, natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh": tutto il lavoro è partito a fine luglio 2008. Nemmeno 6 mesi. Una delle difficoltà maggiori per portare le opere a Forlì è stata proprio questa: a raccontare i retroscena il coordinatore Gianfranco Brunelli. "Ci sono opere importanti che non sono visibili di frequente, Van Gogh, Monet e Delacroix provenienti dall'Egitto erano stati visti solamente a Parigi".

 

Opere in mostra solamente un'altra volta al Musée D'Orsay. Un'occasione da non perdere, anche perchè "i prestiti più complicati sono stati proprio quelli esteri - continua Brunelli - in particolare, in positivo, grazie al concorso di molte energie, quelli dall'Egitto". Da qui arrivano le celeberrime Ninfee di Monet.

 

Un altro primato della mostra ai Musei San Domenico: Nelumbium del palermitano Francesco Lojacono. "Non era mai stato esposto se non quando il pittore lo realizzò per la Biennale nel 1897, opera apprezzata moltissimo dai suoi contemporanei, tra i quali anche D'Annunzio". Questo si annovera tra le particolarità di questa esposizione.

 

"E' molto importante la sezione al piano terra, - sottolinea Brunelli - dove sono esposte le illustrazioni di Mattioli al quale si deve il rapporto tra botanica, illustrazione nella catalogazione dei fiori, alla quale contribuiscono anche i pittori e la vera e propria pittura dei fiori. Si tratta di una sezione molto pregiata e innovativa".

 

Altra curiosità, che arriva dal cuore organizzativo della mostra, l'accostamento tra le due statue Allegoria della primavera del Bernini e la Flora di Vincenzo Vela. "Fino al 1950 l'opera del Bernini - conclude Brunelli - era considerata ottocentesca. Fu Federico Zeri a collocarla nel Seicento. E' stata posizionata per questo vicino ad una scultura ottocentesca (quella del Bernini appunto), per mostrarne le diversità".

 

Chiara Fabbri

 

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