Nuovo regolamento per le case popolari: alloggi solo a chi risiede da tre anni in regione

Alla delibera sono stati introdotti alcuni emendamenti, il più rilevante dei quali stabilisce che per fare domanda di accesso agli alloggi Erp il richiedente abbia "residenza anagrafica o attività lavorativa stabile nell'ambito territoriale regionale da almeno 3 anni"

La commissione Territorio, ambiente, mobilità della Regioneha concluso la discussione sull’atto di Giunta che modifica i requisiti per l’accesso e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) e la metodologia per il calcolo dei canoni di affitto. Alla delibera, approvata dall'esecutivo regionale lo scorso 15 aprile, sono stati introdotti alcuni emendamenti, il più rilevante dei quali stabilisce che per fare domanda di accesso agli alloggi Erp il richiedente abbia "residenza anagrafica o attività lavorativa stabile nell’ambito territoriale regionale da almeno 3 anni". Avanzata dai commissari del Pd, la proposta ha ottenuto il voto favorevole del solo Pd, l’astensione dei consiglieri Ln, M5s e Fdi, il no di Sel. Il voto finale sulla delibera, invece, ha visto il sì di Pd e Sel e l'astensione degli altri Gruppi.

In precedenza, la commissione aveva bocciato due emendamenti analoghi, presentati dai consiglieri Ln e Fdi, che proponevano di stabilire che la residenza (anagrafica o lavorativa) fosse di almeno 5 anni. Intervenendo a sostegno di questa proposta, il capogruppo Ln e i consiglieri Stefano Bargi (Ln) e Tommaso Foti (Fdi) avevano rivendicato il merito "di aver imposto questo tema all’attenzione" e "ringraziato il presidente Bonaccini e il gruppo Pd per aver colto l’occasione di abbandonare un dogma ideologico, rivedendo la proposta iniziale sulla residenza. Una scelta politica importante", avevano aggiunto, anche se Ln e Fdi restano convinti "fosse preferibile portare questo requisito a 5 anni, come del resto è già avvenuto in Regioni governate da maggioranze diverse (Lombardia e Toscana)".

Illustrato da Lia Montalti e Luca Sabattini, l’emendamento Pd che introduce i tre anni "non ha alcun intento discriminatorio- hanno spiegato gli esponenti Pd- ma cerca di dare una risposta puntuale ed efficace per governare un fenomeno complesso, valorizzando l’appartenenza alla comunità con una norma che si può definire 'anti furbi', e che non intacca la piena autonomia dei Comuni, che potranno disporre o modulare altri parametri di accesso agli alloggi Erp".

"Oggi l’80% degli alloggi Erp è destinato agli italiani", ha detto Igor Taruffi (Sel) per motivare la contrarietà del suo Gruppo, che avrebbe preferito mantenere la proposta iniziale della Giunta, e denuncia "il rischio di un dibattito ideologico, che stabilisce un’equivalenza fra le parole cambiamento e miglioramento; al contrario, l’obbligo dei tre anni di residenza non appare positivo, sarebbe preferibile fossero i Comuni a disporre propri criteri di premialità".

Sul punto dei tre anni, la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, ha manifestato l’orientamento favorevole della Giunta, definendolo "un requisito ragionevole in una società che cambia e anche per il necessario confronto con quanto fanno altre Regioni"; del resto, "già oggi molti regolamenti comunali, in forme anche confuse e contraddittorie, valorizzano la stabilità residenziale".

Fra gli altri emendamenti approvati, in questo caso all’unanimità, quelli proposti da Pd e Sel che impongono alla Giunta un nuovo passaggio in commissione e un parere assembleare prima che venga definita la delibera che stabilirà l’esatto ammontare del limite di reddito per la permanenza negli alloggi già assegnati, un aumento per ora indicato in un valore compreso tra un minimo del 20 e un massimo del 60%. Sulla questione, sono stati bocciati alcuni emendamenti M5s, illustrati da Raffaella Sensoli, che chiedevano di limitare i tempi della successiva delibera a 180 giorni, anziché un anno, e riducevano la “forbice” reddituale a un aumento tra il 20 e il 40%. Per Bargi (Ln), l’urgenza è giustificata, ma le simulazioni disponibili fanno ritenere che solo in prossimità del 20% si possano conseguire risultati significativi.

Con le correzioni oggi apportate, la delibera di Giunta sarà all’esame dell’Aula nella seduta del 26 maggio. Richiamati in apertura da Gualmini, gli obiettivi sono quelli di governare il patrimonio di case pubbliche perseguendo l’equità e favorendo i processi di mobilità in entrata e in uscita. Per raggiungere questi risultati appare necessario ridurre la forbice tra il reddito di accesso all’Erp e quello di permanenza. Sul requisito del reddito, la Giunta decide di identificare i nuclei familiari aventi diritto tramite il nuovo sistema di calcolo dell’Isee (Indicatore situazione economica equivalente), tendente a rendere più corretta la misurazione della condizione economica delle famiglie. Poiché non sono ancora disponibili i dati che deriveranno dall’applicazione del nuovo sistema di calcolo dell’Isee, la disciplina puntuale di questo requisito è rinviata a un atto successivo, da emanarsi entro un anno.

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