Ora anche gli apostoli parlano il dialetto romagnolo

Ora anche gli apostoli parlano il dialetto romagnolo

FORLI’ - Nulla da ridire: e pridt ad Cangia c’ha preso gusto. Ad un anno dal lancio dell’“Evangeli ad San Merch”, ovvero “Il Vangelo di San Marco” tradotto in romagnolo, don Carlo Gatti, fondatore della parrocchia forlivese di San Giovanni Evangelista, ritorna nelle librerie con “Gli Atti degli Apostoli”. L’opera, che in dialetto suona “La prema Cisa”, è stata stampata in cinquemila copie e fa già bella mostra di sé nelle case degli amati parrocchiani.


Forte dei suoi 28 capitoli, “l’è e livar – come spiega l’autore direttamente in copertina – che in italian us ciama “Gli Atti degli Apostoli”, mess in dialet rumagnol da Carlì e pridt ad Cangia ad Runcadel dri a Furlè”. In pratica, dopo Gesù Cristo che predica nella lingua di don Pippo Prati, Federico Fellini e Aldo Spallicci, il popolare sacerdote di via Angeloni è riuscito nell’impresa di “far ciacarè in rumagnol neca gli apostoli”.


Ma don Gatti continua a giocare in casa: da grande conoscitore della Bibbia, al vangelo di Marco, quello più semplice e popolare, ha fatto seguire la narrazione di San Luca sulle prime predicazioni dei seguaci di nostro Signore. “La Prema Cisa – spiega il sacerdote - è un ulteriore tentativo di salvare il salvabile, nel caso specifico la lingua dei padri”.


E’ una tradizione che ormai segna il passo: le famiglie forlivesi in cui si parla correntemente il vernacolo sono ridotte a qualche decina. A differenza del vangelo di Marco, scritto in aramaico, gli Atti di Luca furono vergati in greco. Durante i suoi studi, operati direttamente sulle fonti dell’idioma usato da Socrate e Platone, don Gatti ha rinverdito la conoscenza di uno dei testi cosiddetti “rivelati”, quelli che, secondo la chiesa cattolica, costituiscono il Nuovo Testamento.


E se nell’“Evangeli ad San Merch” fa un certo effetto sentire Gesù che usa espressioni come “i mi burdell”, “babina, stà sò”, “dal broti fazz come al vostar al n’avrà mai una grezia da e Signor”, ne “La Prema Cisa” il primo discorso di San Pietro, successore di Cristo alla guida della chiesa, diventa “e prem scors ad Piron”. La traduzione letterale è impossibile: il greco dispone di circa 11.500 vocaboli, a fronte dei soli 2.000 del vernacolo forlivese. Proprio questa ristrettezza glottologica ha portato don Gatti ad escogitare vere e proprie perifrasi.


Dopo gli Atti, cosa si cela nel cilindro tutto romagnolo di don Gatti? “Adess c’a iò fnì con i livar - sentenzia – è ora di ritrovarci. “Carlì e pridt ad Cangia” ha proprio voglia di sentire risuonare il dialetto nella sua Forlì. A giugno, la parrocchia di San Giovanni sarà teatro della prima “Settimana dialettale” nella storia della città: treb, commedie, marafoni, cante e cappelletti di cappone, tutto farà brodo per il rilancio del nostro imperdibile vernacolo.


Piero Ghetti

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