Pasini (Udc): "Secondo parere: limitanti e fuori luogo le proposte dell’Ausl ravennate"

Pasini (Udc): "Secondo parere: limitanti e fuori luogo le proposte dell’Ausl ravennate"

Ho sempre inteso che uno degli obiettivi principali, in materia di sanità, era quello di creare una rete a livello romagnolo, in grado di offrire risposte ai bisogni sanitari, senza dover migrare altrove: in sostanza una presa in carico del cittadino nel percorso diagnostico e terapeutico. Il progetto "rete sanitaria" presupponeva che le Aziende mettessero a disposizione strutture, tecnologie e professionisti nell'interesse dei cittadini, che avrebbero beneficiato in maniera uniforme e gratuita dei migliori servizi sanitari, IRST compreso.

 

Quello che, invece, sta proponendo l'Azienda Usl di Ravenna, in merito alla questione del secondo parere, lascia quantomeno perplessi, specie per il principio che lo sorregge. Come è possibile che, a fronte di una richiesta di prestazione specialista, venga limitata la scelta ad una lista limitata di professionisti, tanto da significare, che, al di fuori di tale possibilità, il cittadino dovrà pagare di tasca propria in regime di libera professione.

 

Poi, nel caso di consulti oncologici, l'Azienda territoriale di riferimento, anziché pagare l'IRST, offrirà un compenso in libera professione allo stesso medico per prestazioni aggiuntive. Ma l'IRST - mi chiedo - non doveva essere al servizio di tutta la Romagna? Come mai alcuni medici vendono direttamente prestazioni all'Azienda Usl di Ravenna? E' accettabile per l'IRST che alcuni propri medici facciano attività di impresa al di fuori del rapporto di lavoro che li lega all'Istituto meldolese? Per quale motivo medici già retribuiti dalla propria azienda percepiscano compensi per garantire prestazioni, che, secondo il progetto di rete, stavano dentro i compiti istituzionali?

 

Il secondo parere, quando occorre, deve essere espletato, ai massimi livelli, quindi il restringimento della lista dei professionisti coinvolti pare decisamente in controtendenza con gli obiettivi che si prefigge. Si ha, quindi, il sospetto questa proposta proveniente da Ravenna intenda privilegiare alcuni professionisti "amici": ma la cosa che maggiormente preoccupa è che l'iniziativa dell'Ausl di Ravenna ci proietta in un nuovo sistema sanitario non più universale e gratuito, ma limitante della libertà di scelta del cittadino. Pare, invece, che l'Azienda Usl di Ravenna proietti la sanità verso la limitazione dell'accesso d il razionamento dei percorsi diagnostico terapeutici: mi auguro che qualcuno ai massimi livelli intervenga per fermare tali anomalie.

 

Andrea Pasini, segretario provinciale Udc Forlì-Cesena

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