Pesca sportiva, esame del Pdl in commissione

Pesca sportiva, esame del Pdl in commissione

BOLOGNA - "Norme in materia di pesca sportiva" è il titolo del progetto di legge presentato da un consigliere regionale del gruppo "Popolo della Libertà", che la commissione "Turismo cultura scuola formazione lavoro sport" ha iniziato a discutere mercoledì mattina. Sono circa 120.000 i pescatori attivi nel territorio regionale. La commissione ha stabilito di convocare a maggio un'udienza conoscitiva, coinvolgendo sia le associazioni attive nel settore della pesca sportiva che le associazioni ambientaliste. Nella discussione in commissione, si è manifestata l'unanime necessità di adeguare la legislazione esistente.

Suddiviso in 5 articoli, il progetto di legge intende modificare l'attuale normativa (L.R. 11/1993), sviluppando la vocazione turistica della pesca sportiva e rendendola un fattore di sviluppo nelle aree montane. Si prevede la possibilità di istituire Aziende Turistiche Ittiche (ATI) sulle acque demaniali classificate di tipo "D", per unire ai vantaggi di tipo turistico, quelli di carattere ambientale, grazie all'obbligo "imposto ai gestori di provvedere alla pulizia, alla salvaguardia ed al mantenimento del bioequilibrio". Aziende simili esistono già in Lombardia, Liguria e Piemonte.

 

Il progetto di legge si propone di rafforzare il ruolo dell'associazionismo dei pescatori affinché, nell'ottica della sussidiarietà, gli enti pubblici vengano sgravati da compiti di gestione e controllo, offrendo agli appassionati l'onere e la responsabilità di diventare gestori in prima persona del proprio ambito di interesse. Inoltre, nella definizione dei criteri per la destinazione finale delle cave, fissati dal Piano Infraregionale delle Attività Estrattive (PIAE), si avanza la proposta di favorire, dove la natura geologica del terreno lo consenta, il recupero delle cave per la realizzazione di laghetti di pesca sportiva.

 

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Infine, viene posto il problema costituito dai cormorani, definiti come "una crescente minaccia per i pesci non solo marini, ma anche delle acque interne, dove, sempre più spesso, questi uccelli si spingono per cacciare". Finora, l'unica legge di riferimento (L.R. 8/1994, per la protezione della fauna selvatica e l'esercizio dell'attività venatoria) consente di concedere rimborsi solo agli allevamenti ittici commerciali e di permettere il controllo dei cormorani solo in adiacenza di questo tipo di allevamenti. Rimangono scoperti gli allevamenti sportivi e le altre acque, ferme o correnti, dove associazioni o privati, a spese proprie, immettono pesci e possono subire gravi danni a causa del prelievo diretto o della morte del pesce per le ferite inferte dal becco dei cormorani.

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