Predappio: vetrine oscurate in stile sexy-shop e i gadget fascisti ritornano

Predappio: vetrine oscurate in stile sexy-shop e i gadget fascisti ritornano

Predappio: vetrine oscurate in stile sexy-shop e i gadget fascisti ritornano

PREDAPPIO - Stop alla vendita dei gadget nazi-fascisti a Predappio? A quanto pare, il giro di vite si potrà "aggirare" oscurando la vetrina del negozio, un po' sullo stile dei sexy-shop. E' quanto emerge leggendo tra le pieghe della modifica del regolamento comunale dell'arredo urbano di Predappio che sta suscitando polemiche. "Non spetta all'amministrazione comunale dire al commerciante cosa può vendere", puntualizza l'assessore Gianluca Barravecchia.

 

Il regolamento approvato nel corso dell'ultimo consiglio comunale del paese natale di Mussolini e da decenni meta di un turismo "nostalgico" di migliaia di persone, infatti, si limita a tutelare il decoro nei luoghi pubblici, come le strade. Non si nasconde dietro un dito, Barravecchia: "Ci sono motivazioni etiche ben superiori al  decoro urbano su questa forma di commercio".

 

Ma gli strumenti in mano al municipio sono appunto quelli del decoro del paese: "Certi spettacoli visti in passato non sono stati certo edificanti, abbiamo inteso dare un segnale e credo che già con questo regolamento si imponga un bel repulisti", continua l'assessore. Tecnicamente il nuovo regolamento vieta l'esposizione di qualsiasi tipo di merce che rechi espressioni o simboli inneggianti all'Olocausto e inequivocabilmente evocative di una cultura di odio, violenza, sopraffazione e discriminazione.

 

Il giro di vite riguarda tre negozi che a Predappio si dedicano da decenni a questo particolare mercato: si vietano le armi (principalmente manganelli), le bandiere con le croci uncinate e riproduzioni apologetiche. Ma per esempio non saranno vietati i busti di Mussolini. Le violazioni saranno punite con una multa dai 250 ai 500 euro.

 

Il tutto, però, in sede di applicazione del regolamento si potrebbe risolvere nell'oscuramento della vetrina, come si fa, per esempio, per i sexy-shop. "Non è nel potere del Comune dire cosa un commerciante può vendere, né imporre l'oscuramento della vetrina", spiega sempre Barravecchia.

 

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Ed ecco, quindi, che le svastiche e i poster trionfanti di Hitler e Mussolini potrebbero rimanere in vendita, purché questo commercio non sia visibile dalla strada, cioè dalla vetrina. Stop completo, invece, all'esposizione in strada di questi "gadget" fascisti, ma non potranno essere vietate le bandiere tricolori che, sul ciglio della strada principale di Predappio, fanno da richiamo a questi esercizi commerciali.

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Martin
    Martin

    Chi ha fatto il titolo probabilmente non ha creduto di dover distinguere le due cose visto che in passato sono state accomunate dalla storia. Non ho nulla in contrario nei confronti di un vecchio fascista che conservi nostalgia per un suo passato di militanza e di passione politica, quello che non posso comprendere e non comprenderò è questo feticismo di giovani che col fascismo non hanno avuto nulla a che fare, che non possono immaginare cosa fosse in realtà come la storia ha in qualche modo riportato. Farebbero meglio a darsi da fare per realizzare nuovi ideali più attuali e concreti di cui la società ha bisogno. Inneggiare per strada al nulla è facile e non mostra l'incapacità di avere delle proposte sane. Mi piacerebbe chiedere ad ognuno di loro,come ho già chiesto ad alcuni amiici che hanno le stesse simpatie, cosa avrebbero voluto essere se fossero vissuti al tempo del ventennio? O squadristi in camicia nera o....? Non credo che avrebbero potuto essere onesti lavoratori a testa bassa senza idee da esprimere e senza voce in capitolo. quindi sono potenziali squadristi? Se è così non è bene!

  • Avatar anonimo di Paolo1
    Paolo1

    Nell'articolo si parla di Hitler e croci uncinate ma poi nel titolo si parla solo di "gadget fascisti". Un applauso al titolista, non era meglio gadget razzisti?

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