Prima Divisione, clamoroso: il Rimini non si iscrive

Prima Divisione, clamoroso: il Rimini non si iscrive

Prima Divisione, clamoroso: il Rimini non si iscrive

RIMINI - Il 29 giugno 2010 sarà ricordato per i tifosi biancorossi come una delle pagine più nere della storia del Rimini Calcio. La società ha annunciato infatti attraverso una nota di non iscriversi al prossimo campionato della Prima Divisione di Lega Pro. La decisione, spiega la nota, è "maturata al termine dell'ennesimo e fallito tentativo di trovare una soluzione affidabile alla cessione delle quote della società". Tale "è accompagnata da un forte rammarico".

 

Rimini dice così addio al calcio professionistico, la società ha optato per la liquidazione e in questo modo rinuncia volontariamente all'iscrizione al campionato. E' il triste esito di mesi di trattative non risolutive e disinteresse a Rimini per dare un partner forte alla società calcistica riminese. Con tutto che, a differenza di molte altre società nel calcio, questa non era piena di debiti. Per il calcio riminese, quindi, si riparte dalla gavetta.

 

La dirigenza ha tenuto a sottolineare la "sincera e ferma consapevolezza che nulla è stato lasciato di intentato per evitare questa dolorosa conclusione. Sono molti mesi che la proprietà, con grande responsabilità e con estrema flessibilità, ha battuto ogni possibile via ed ogni possibile opportunità nella ricerca di un acquirente. Sono state, a gran voce, chiamati a sostegno le autorità, le istituzioni e le personalità economiche ed imprenditoriali della città perché, insieme, si trovasse una soluzione che evitasse questa drammatica rinuncia".

"Una richiesta di attenzione che purtroppo non solo è mancata ma, in alcuni momenti, è apparsa assai distratta per non dire latitante e presuntuosa - continua la nota -. Eppure la disponibilità, sia in termini economici sia in termini di garanzie, manifestata dalla proprietà per cedere la Società è stata fino alla fine piena e totale e si è creduto fermamente avrebbe dovuto favorire se non completamente facilitare la conclusione positiva di una qualche trattativa, soprattutto con quegli imprenditori locali che certo ne avrebbero avuto condizione e risorse".

La Cocif, proprietaria dell'intero pacchetto azionario della Rimini Calcio, "ha sempre ribadito a chiunque ha incontrato direttamente o indirettamente in questa fase di trattative che la Rimini Calcio è una società solida, in perfetto e certificato equilibrio economico, libera da impegni o debiti, ribadendo con estrema chiarezza che la cessione delle quote sarebbe avvenuto al prezzo assai simbolico di un euro".

 

Oltre a questo, la Cocif, prosegue la nota, "si era ed è ulteriormente impegnata a ripianare le perdite dell'attuale gestione, pagare eventuali sopravvenienze passive, fino alla disponibilità di concedere garanzie fideiussorie. Nonostante questo, nessuno degli interlocutori apparentemente interessati, ha avanzato una proposta concreta e affidabile che garantisse il pronto, immediato e regolare futuro alla prossima gestione".

Si conclude così un lungo percorso che, per 16 anni, la Cocif ha condiviso con il Rimini. "Un percorso - evidenzia la nota - segnato da grandissimi successi e da cocenti delusioni, sentimenti che solo il calcio sa regalare. Sono stati anni di impegno, responsabilità ed entusiasmo. Anni ambiziosi. Anni di grandi passioni e di coinvolgenti emozioni. Anni in cui il successo imprenditoriale di Cocif, la passione di Vincenzo Bellavista e dei dirigenti della società, primo tra i tanti, Luca Benedettini, hanno consentito di destinare risorse ed energie ogni volta straordinarie. Ma anche anni difficili, vissuti senza il sostegno o la collaborazione di una città lontana che nelle sue parti istituzionali ed economiche è completamente e sempre mancata alle sue responsabilità".

"Tanti i progetti, le iniziative e le numerose richieste che hanno trovato un muro ostativo, una forma di silente e malcelato boicottaggio - prosegue -. L'elenco sarebbe lungo e davvero deprimente. Ma dobbiamo qui ricordare la totale mancanza di volontà politica ed istituzionale di attrezzare e rinnovare le strutture tecniche per le attività sportive delle serie giovanili e minori. Il necessario e obbligato pellegrinaggio in strutture private e in impianti comunque inadeguati, fino alla migrazione in strutture comunali di altre città limitrofe".

 

"La ormai patetica quanto delirante querelle sul nuovo stadio - attacca la nota -. Un progetto che brandisce la famelica orgia dei desideri degli imprenditori locali e l'assoluta incapacità decisionale di un'amministrazione debole e litigiosa. Una fuga dalle responsabilità che ha sempre lasciato Cocif, Vincenzo Bellavista e i nuovi amministratori della società, a gestire da soli un "patrimonio della città" senza alcuna condivisione o per meglio dire senza alcuna collaborazione. Come non ricordare qui che la Campagna Abbonamenti Straordinaria riservata ai 1250 imprenditori alberghieri della città, lanciata all'inizio del Campionato 2009-2010, ha visto la sottoscrizione di un solo ed unico abbonamento per la fantomatica cifra di mille euro".


Ai tifosi che certamente accoglieranno questa decisione con forte disappunto e con grande delusione, "Cocif non può fare altro che assicurare loro che è stato fatto tutto il possibile. Che in ogni momento di questa delicata fase non è mai venuto meno il pensiero a loro e alla loro grande passione che in alcun modo si voleva tradire. Ci vorremmo da loro congedare con un grazie non solo per il sostegno e per la passione che hanno accompagnato ogni stagione e ogni partita di questo lungo percorso insieme, ma anche per le loro critiche, le loro accese, anche se qualche volta eccessive, polemiche".

 

"Stimolo e pressione che hanno aiutato a non abbassare la guardia ne la tensione - continua il Rimini Calcio -. Molto probabilmente la loro delusione e forse le loro rivendicazioni non sapranno o non potranno cogliere fino in fondo le motivazioni che hanno costretto a questo abbandono. Lo sappiamo. E non nascondiamo la nostra preoccupazione. In fondo, i nostri tifosi sono gli unici che non hanno responsabilità né a loro può essere ascritta alcuna mancanza".

 

"E' vero hanno ultimamente disertato le tribune e le curve, anche in momenti particolarmente delicati o speciali - prosegue il comunicato -. Si sono lasciati condizionare dalle polemiche strumentali e dalle fuorvianti notizie che apparivano sulla stampa. Ma con i tifosi il dialogo è sempre stato aperto e anche chiaro. Così come usava fare Vincenzo Bellavista e così come ha sempre fatto Luca Benedettini".


"La società Rimini Calcio - evidenzia la dirigenza - è stata un patrimonio ed un immagine della città, fin qui salvaguardato con impegno e con orgoglio, ma oggi bisogna avere anche il coraggio di vedere la realtà come un insieme di difficoltà di cui a Rimini nessuno si vuol far carico e che Cocif non può più pensare di accollarsi da sola tutto questo".

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di rob
    rob

    La Cocif ha fatto bene; la città di Rimini non è interessata al calcio e ha sempre dimostrato questo lato negativo; a mio avviso è semplicemente una presa di coscienza di questo fatto. Non ne farei un dramma; anzi la mia speranza è che i soldi destinati agli investimenti vadano a finire dove veramente occorrono

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