Ragazzino afgano trovato appeso al tir, si indaga per omicidio volontario

Ragazzino afgano trovato appeso al tir, si indaga per omicidio volontario

BERTINORO – Il sostituto procuratore della Repubblica, Fabio Di Vizio, ha aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio volontario verso ignoti per la morte del 14enne afgano Kaled Araba Kail, il ragazzino trovato privo di vita agganciato all'asse di trasmissione di un tir tramite una specie di culla fatta di corde. Per i due camionisti che si trovavano sul mezzo non sono state contestate ipotesi di reato. Nel frattempo è stata disposta l’autopsia per accertare le cause del decesso.


IL DRAMMA – Kaled Araba Kail è morto scorticato dall’asfalto, cercando la salvezza. Il 14enne è stato trovato appeso ad un camion, partito dalla Grecia e sbarcato ad Ancona, nella zona industriale di Panighina in via II Agosto. Ad accorgersi che qualcosa spuntava da sotto il mezzo è stato, verso le 15 di martedì, un operaio che ha inseguito in auto il tir, riuscendo ad attirare l'attenzione dei camionisti di nazionalità spagnola. Immediati i soccorsi, ma per il ragazzo, di origini afghane, non c’è stato nulla da fare. Era morto, il corpo pesantemente escoriato.


Sul posto sono arrivati 118, vigili del fuoco e carabinieri, che hanno potuto solo constatarne il decesso e cominciare a ricostruire la terribile vicenda. Il corpo dell’adolescente era assicurato all'asse di trasmissione tramite una specie di culla fatta di corde. Un rifugio instabile a trenta centimetri da terra.


I conducenti avrebbero raccontato di aver controllato il mezzo sia in Grecia, sia all’arrivo ad Ancona. Il sostituto procuratore Fabio Di Vizio ha aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio volontario, mentre per i due camionisti non sono state contestate ipotesi di reato. Sarà l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Potrebbe essere stato intossicato dai gas di scarico, perdendo conoscenza e, quindi, il controllo del proprio corpo, finendo per essere trascinato per diversi chilometri a terra. O, forse, ha sbattuto la testa contro l’asse di trasmissione a cui era legata la “culla” e, nello stesso modo, è svenuto.


Gli inquirenti stanno ora cercando di capire le dinamiche di tutta la vicenda. Sono tante le domande che devono trovare una risposta. Non si sa ancora, infatti, se il ragazzo si sia costruito da solo quella “culla” di corde o se altri l’abbiano costruita per lui. Se conoscesse qualcuno in Italia o in Germania e magari lo stesse raggiungendo o se fosse invece solo e, in questo caso, dove sia la sua famiglia; da dove provenisse e dove precisamente sia “salito” sul camion, se in Grecia o ad Ancona; da dove scappasse e dov’era diretto.


Sul suo corpo è stato trovato il documento d’identificazione della polizia greca e 400 euro in tasca. Quello che rimane è la dolorosa e terribile morte di un ragazzo di appena 15 anni, che cercava semplicemente la salvezza, lontano dall’Afghanistan, il paese più minato del pianeta, dove, da decenni, non regnano che conflitti tra i signori della guerra.

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