Rapporto Censis, la crisi la pagano i giovani

Rapporto Censis, la crisi la pagano i giovani

Rapporto Censis, la crisi la pagano i giovani

ROMA - L'Italia è riuscita a resistere alla grave crisi economica nonostante un debito pubblico enorme che ogni hanno assorbe risorse per il 4,7% del Prodotto interno lordo, una disoccupazione ancora troppo elevata ed un'evasione fiscale valutata intorno ai 100 miliardi di euro all'anno. Nonostante le difficoltà contingenti sono state in parte superate, non c'è di che essere ottimisti. E' quanto emerge dal 44esimo rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del paese.

 

Nel 2009, tra gli occupati di 15-34 anni si sono persi circa 485mila posti di lavoro (-6,8%) e nei primi due trimestri del 2010 se ne sono bruciati quasi altri 400.000 (-5,9%). Tuttavia l'occupazione è aumentata di 85mila unità tra i 45-54enni (+1,4% tra il 2008 e il 2009) e di più di 100mila tra gli over 55 (+3,7%). E i primi segnali relativi al 2010 (+2,4% per i primi, +3,6% per i secondi) sembrano andare nella stessa direzione.

 

Il 44,4% degli italiani vede nell'evasione fiscale il male principale del nostro sistema pubblico, il 60% ritiene che negli ultimi tre anni l'evasione fiscale sia aumentata, il 51,7% chiede di aumentare i controlli per contrastare l'evasione. Tuttavia, di fronte a un esercente che non rilascia lo scontrino o la fattura, ancora più di un terzo degli italiani (il 34,1%) ammette candidamente di non richiederlo, tanto più se questo consente di risparmiare qualche euro.

 

Tra le ragioni che hanno visto cosi penalizzata la componente giovanile del lavoro, oltre al maggiore coinvolgimento nei fenomeni di flessibilità (tra il 2008 e il 2009, a fronte della sostanziale tenuta del lavoro a tempo indeterminato, si e' avuta una fortissima contrazione sia del lavoro a progetto del 14,9%, che del lavoro temporaneo del 7,3%), non va trascurata la crescente inadeguatezza del sistema formativo nel produrre le competenze che servono davvero alle imprese e nel formare i giovani al lavoro.

 

A fronte di una domanda che riflette le esigenze specifiche del sistema produttivo, l'offerta rischia di risultare poco rispondente. Sono pochi i casi di giovani che si presentano sul mercato del lavoro e che possono vantare un'esperienza lavorativa alle spalle: tra quanti hanno 15-19 anni ha seguito nel corso degli studi un programma di formazione-lavoro il 12,3% e svolto un lavoro retribuito il 3,5%. Migliora un po' la situazione nella fascia d'eta' successiva, tra i 20 e i 24 anni, dove la percentuale sale al 37,2%.

Vi è poi una percentuale ancora ampia di giovani che si presenta sul mercato senza un bagaglio di competenze e conoscenze specifiche: tra i giovani fino a 35 anni che ricercano un lavoro ben il 37% possiede al massimo il titolo di scuola media; la maggioranza ha un diploma o una qualifica professionale (rispettivamente il 43,1% e il 6,2%) e "solo" il 13,8% è laureato. Infine l'offerta formativa risulta solo in parte adeguata a soddisfare i fabbisogni delle aziende.

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