Ravenna, Accedemia verso la chiusura: commissione rinviata

Ravenna, Accedemia verso la chiusura: commissione rinviata

Ravenna, Accedemia verso la chiusura: commissione rinviata

Continua la querelle sul futuro dell'Accademia di Belle arti di Ravenna, che dovrebbe legarsi a quella bolognese perdendo i corsi di Pittura, Scultura e Decorazione. La sede della facoltà è stata occupata e della questione si è parlato in Commissione cultura a Ravenna. La riunione è stata rinviata al 20 ottobre per approfondire la questione in ogni suo dettaglio. Intanto proseguono le polemiche e anche il liceo d'arte denuncia le promesse di valorizzazione non mantenute.

 

"Se si dice da 15 anni che si vuole potenziare e caratterizzare l'Accademia di Belle Arti di Ravenna sul mosaico - afferma Marcello Landi, direttore dell'istituto d'arte e del liceo artistico di Ravenna, e' anche vero che poi sono state prese delle decisioni che contraddicevano questa decisione".

 

"Dal momento che la convenzione con L'Accademia di Bologna e' motivata con ragioni economiche, bisogna poter confrontare i costi della gestione attuale con quelli previsti dopo il passaggio a Bologna", ha detto Alvaro Ancisi (Lpr), non disposto a discutere della questione senza qualche calcolo certo.

 

Con lui, ha chiesto un rinvio (fissato a lunedi' 20 ottobre) si schierano anche Gianfranco Spadoni, Fi (che ha chiesto l'intervento dei parlamentari Sergio Pizzolante e Giancarlo Mazzuca per verificare da Roma la percorribilita' di altre strade per l'Accademia) e An.

 

L'opposizione  chiede anche che "si dimostri che il ministero chiede l'apertura di altri 7 corsi", oltre ai 4 esistenti, nel caso in cui Ravenna non si adegui alle direttive. Ipotesi su cui il Comune, per ragioni economiche, si è già espresso in maniera negativa.

 

A rappresentare i docenti dell'istituto ci ha pensato Bruno Bandini in qualità di "esperto" di Lista per Ravenna. Il ‘prof' ha offerto qualche pennellata giuridica, dalla legge 508 che istituiva i crediti formativi al decreto 132 del 2003 firmato dal presidente della Repubblica, che cambia gli organi delle istituzioni (concedendo pero' deroghe a quelle non statali) dando la possibilita' di istituire Fondazioni in cui far entrare i privati.

 

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Lo Statuto instaura un consiglio di amministrazione con il suo presidente, un collegio dei professori, uno degli studenti e un consiglio di valutazione. Oltre, naturalmente, a un consiglio accademico "che decide tutto sulla didattica". Poi arriva, nel 2005, un nuovo decreto che autorizza la compilazione di regolamenti discendenti dallo Statuto, completato poi con il decreto del 22 gennaio 2008 che concede flessibilita' e "autonomia" su tutte le discipline non di base. Bandini traduce: "Si puo' fare come pare e piace".

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