Ravenna, agricoltori contro i "Signori del vino": è guerra sui prezzi dell'uva

Ravenna, agricoltori contro i "Signori del vino": è guerra sui prezzi dell'uva

Ravenna, agricoltori contro i "Signori del vino": è guerra sui prezzi dell'uva

RAVENNA - "Con un vero e proprio atto di forza, in sede di commissione prezzi alla Camera di Commercio di Ravenna, i signori del vino hanno fissato e imposto le quotazioni dell'uva al quintale. Il prezzo che è stato portato a votazione - spiegano Coldiretti Ravenna e Cia Ravenna - è stato fissato tra i 16-18 euro con quotazione prevalente stabilita a 17 euro". A favore di tali quotazioni - che Coldiretti e Cia ritengono "al ribasso e assolutamente fuori dalla realtà ", si sono espressi i rappresentanti degli industriali, degli imbottigliatori e le centrali cooperative.

 

Ne informa una nota di Coldiretti e Cia. Astenuto il rappresentante delle cantine private. Fortemente contrari i rappresentanti degli agricoltori-produttori di Coldiretti e Cia, Stefano Pirazzini e Giancarlo Verlicchi. Le associazioni provinciali degli agricoltori si sono dichiarate contrarie a queste determinazioni "imposte dall'alto e indirizzate ad acquisire, in piena campagna, materia prima a prezzi bassi, per non dire stracciati".

 

A questi prezzi - chiariscono Coldiretti e Cia - noi non ci stiamo. "Abbiamo notizia certa - rincarano la dose gli agricoltori - che sul territorio provinciale si sono stipulati contratti a 19 euro al quintale come prezzo minimo. I "signori del vino", che hanno invece votato quotazioni al ribasso - in presenza tra l'altro di una produzione di uva piuttosto scarsa, si rendono quindi responsabili di un'operazione di speculazione bella e buona". Operazione che viene stigmatizzata con forza da Coldiretti e Cia: "A questo punto - tuonano gli agricoltori - solo in presenza di un rapido riposizionamento saremo disposti a riconoscere tali prezzi imposti in commissione, organismo che - prestandosi a certi giochi al ribasso non fotografa la realtà dei fatti ma assomiglia sempre più ad un comitato d'affari per pochi".

 

Ancora una volta, dunque - proseguono le associazioni - rischiano di rimetterci gli agricoltori, costretti a subire un prezzo che onestamente non compete loro, un prezzo che non permetterebbe ai produttori nemmeno di recuperare i costi di produzione". E nonostante ciò - concludono Coldiretti e Cia - "gli industriali, ai quali ora si sono affiancate anche le centrali cooperative, non esitano a lanciarsi in quella che agli occhi di tutti appare un'operazione di speculazione".

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