Ravenna, al teatro Alighieri 'Fidelio' di Beethoven

Ravenna, al teatro Alighieri 'Fidelio' di Beethoven

RAVENNA - Fidelio l'unico lavoro teatrale lasciatoci da Ludwig van Beethoven, ritorna a Ravenna (5 e 6 febbraio) a quarant'anni dalla sua ultima rappresentazione all'Alighieri. Il capolavoro che il compositore di Bonn concep al culmine della propria parabola artistica, l'unica opera che Beethoven abbia mai portato a termine, inaugura la collaborazione col Teatro di Bolzano che ci affianca in questo impegnativo allestimento affidato all'esperta direzione musicale di Gustav Kuhn, alla guida dell'Orchestra Haydn di Bolzano, e alla regia di Manfred Schweigkofler che lo scorso hanno mise in scena una Elektra di grande successo.

Rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1805 col titolo di Leonore, essa fu sottoposta ad altri due profondi rifacimenti che corrispondono ad altrettante versioni dell'opera, l'ultima delle quali and in scena nel 1814 col titolo Fidelio o L'amor coniugale. Fidelio non ebbe un immediato successo. Non fu facile arrivare ad una versione finale che soddisfacesse Beethoven e pubblico.

Gustav Kuhn sottolinea come Fidelio sia da intendere come un "messaggio all'umanità" e in quanto tale non poteva essere recepito immediatamente, "ha bisogno di tempo per essere assimilato appieno". Ma proprio il suo "messaggio umano", secondo il direttore d'orchestra, è l'aspetto più appassionante dell'opera e ha determinato la particolare attenzione con cui Beethoven lavorò alla partitura.

Kuhn ha scelto di eseguire prima del grande finale dell'opera, l'ouverture Leonore n. 3 (la terza delle quattro ouverture composte da Beethoven per l'opera), secondo una consuetudine che si fa risalire a Gustav Mahler. Beethoven non la utilizzò come ouverture preferendole una piu' agile introduzione. Si tratta infatti di 15 minuti di musica straordinaria che in apertura peserebbero troppo sull'inizio dell'opera. Inserita prima del finale, elemento di collegamento tra la scena in carcere e la successiva apoteosi di luce, assume invece un carattere meditativo che il regista ha saputo sottolineare come una sorta di attualizzazione del messaggio beethoveniano. Il dolore della prigionia sarà infatti evocato da fotografie provenienti dall'Archivio Provinciale di Bolzano, scattate tra il dopoguerra e gli anni Sessanta: "sugli schermi i prigionieri vedono e rivivono il loro passato, come se stessero sfogliando un album di fotografie".
 
La vicenda della moglie fedele che si traveste da uomo per andare a cercare il marito prigioniero deriva dal dramma in due atti, Lonore, ou l'amour conjugal di Bouilly, che costitu il testo di partenza di Ferdinand Sonnleithner e Georg Friedrich Treitschke, i librettisti di Beethoven. La storia, tuttavia, si carica in Beethoven di una tensione particolare per la pregnanza dei valori spirituali messi in gioco: non solo l'amore coniugale tra Leonora (travestita da Fidelio), e Florestano (il marito prigioniero) - a cui fa da breve contrappunto iniziale l'equivoco di Marcellina, che si innamora di Fidelio e rifiuta le attenzioni di Jaquino - ma anche la dignit,
il coraggio e la tenacia di chi  condannato ingiustamente e si oppone al proprio destino solo con la propria nobilt d'animo. E infine il trionfo della giustizia grazie all'intervento di Don Fernando, che salva Florestano dopo il colpo di scena in cui Fidelio rivela di essere Leonora e salva il marito che sta per essere ucciso da Pizarro.

Manfred Schweigkofler ha scelto di valorizzare tutte le "storie minori" contenute all'interno del libretto del Fidelio, lavorando sui dialoghi parlati che caratterizzano il Singspiel, l'opera in lingua tedesca, e ispirandosi alla commedia dell'arte.
I cantanti, tutti specialisti del repertorio in lingua tedesca, sono Anna Katharina Behnke e Junko Saito (Leonora), Andreas Schager e Michael Baba (Florestano), Thomas Gazheli (Don Pizarro), Ethan Herschenfeld e Peter Lobert (il carceriere Rocco), Rebecca Nelsen (Marcellina), Alexander Kaimbacher (Jaquino), Sebastian Holecek (Don Fernando) e Rouwen Huther (Prigioniero).

Walter Schütze firma le scene, Kathrin Dorigo i costumi, le luci di sono di Claudio Schmid, mentre i movimenti coreografici della Compagnia Abbondanza/Bertoni sono di Michele Abbondanza. Il Philarmonia Chor di Vienna, gia' apprezzato al Festival nella Betulia Liberata di Mozart diretta da Riccardo Muti, è diretto da Walter Zeh.
L'opera sarà eseguita in lingua originale con sopratitoli in italiano.

Martedì 1 febbraio (ore 17.30) nella Sala Corelli del Teatro Alighieri la presentazione dell'opera a cura Marco Beghelli.

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