Ravenna, alla biblioteca Classense scatta la rassegna "Il diritto contro la tortura"

Ravenna, alla biblioteca Classense scatta la rassegna "Il diritto contro la tortura"

RAVENNA - Con l'inaugurazione della mostra "El pareva dal dolor trafitto", domani alle 11 nell'aula magna della Biblioteca Classense alla presenza del sindaco Fabrizio Matteucci e dell'assessore alla Cultura Ouidad Bakkali, si apre la rassegna "Il diritto contro la tortura". La manifestazione è promossa dall'associazione culturale Ipazia, in collaborazione con numerose istituzioni cittadine, in occasione del 700° anniversario del processo ai templari svolto a Ravenna dall'arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, che dichiarò prive di valore legale le confessioni estorte sotto tortura.

 

La mostra curata dalla Classense, aperta al pubblico dal 14 al 25 giugno ,il cui titolo riprende il verso 12 del canto XXVII dell'Inferno, propone pagine di alcuni dei più importanti testi giuridici dell'Europa medievale, manoscritti e libri a stampa realizzati nel momento in cui sorgeva il diritto civile a Bologna. Questa preziosa testimonianza, resa accessibile grazie alle collezioni conservate presso la Biblioteca Classense, calerà uno sguardo sulla tortura seguendo le tracce dei primi ordinamenti statutari, degli antichi codici giuridici e degli scritti relativi alle pratiche inquisitorie in utilizzo dal Trecento al Cinquecento.

 

La mostra sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18, il sabato dalle 10 alle 13.

 

La piccola e circoscritta esposizione - si legge in una scheda a cura della Classense - allestita con materiali librari manoscritti e a stampa della Biblioteca, vuole essere un contributo alla ricostruzione di una lunga storia, quella della tortura giudiziale, e cioè di quella pratica che esercitata sotto il controllo giudiziario, era intesa ad estorcere confessioni. Della lunga storia della tortura si percorrerà qui il periodo che prende l'avvio dalla reintroduzione della pratica nella maggior parte dei paesi europei nel XIII secolo, nella fase detta del  "Rinascimento giuridico". Vasto ed articolato il dibattito del tempo nei testi giuridici per i secoli a venire, fino al XVIII secolo, allorché il pensiero illuminista portò alla condanna della tortura. Per inciso, non sarà superfluo ricordare che proprio un giovane italiano, Cesare Beccaria, col suo Dei delitti e delle pene, sferrò un colpo decisivo alla pratica della tortura nei processi, ed alla pena di morte, aprendo la strada all'affermarsi dei diritti umani anche nei confronti dei responsabili di reati.

 

Ma noi ricordiamo qui un predecessore, protagonista della storia ravennate, il beato Rinaldo da Concorezzo (1250-1321). Vescovo di Ravenna fra il 1305 e il 1321, di Dante quindi contemporaneo, nel processo ai Templari tenutosi durante il concilio di Ravenna  fra il 15 e il 21 giugno 1311 - e di cui ricorre dunque in questi giorni  il settecentesimo anniversario - rigettò le confessioni estorte sotto tortura, giungendo all'assoluzione dei cavalieri imputati. L'episodio, considerato unico in Europa, si inscrive in realtà in un dibattito vivo ai suoi tempi, percorribile nei testi giuridici, di cui diamo qui un sintetico saggio, e naturalmente meritevole di più ampi sviluppi. Dopo l'abbandono degli usi feudali, che avevano visto l'uso nel processo dell'ordalia, il recupero del diritto romano, lo studio del Codex di Giustiniano, riportano la tortura nei processi.

 

Il lavoro dei glossatori bolognesi produce compilazioni che resteranno in auge per molti secoli, ed è infatti proposto in edizioni cinquecentesche. Incunaboli e manoscritti miniati testimoniano le posizioni del diritto canonico, inizialmente lontane dal tema della tortura. Vogliamo, in tale contesto, sottolineare la presenza di Graziano, autore del famoso Decretum, che fu, secondo una tradizione storiografica, monaco proprio a Classe. La presa di posizione di papi e canonisti alle prese col tema dell'eresia diviene col tempo più agguerrita e vi si contrappone la posizione spesso autonoma dei Comuni percorribile attraverso i loro Statuti. Nell'esposizione saranno visibili  gli esemplari manoscritti dei più antichi statuti ravennati.

 

Come sempre, un' esposizione si lega alle opportunità che i testi di una collezione offrono, e per questa ragione verrà messa in risalto la collezione giuridica Classense, che si rifà, per la sua parte manoscritta, alla collezione camaldolese, sagacemente realizzata dall'abate Canneti, comprese le raccolte di Consilia legali elaborate nel XV secolo da Jacopo Rubieri di Parma, uomo di legge attivo in Veneto e nell'alto Adriatico, nelle quali si trovava, ad illustrare il trattato sulla tortura, la realistica e raccapricciante, quanto fantasiosa  raffigurazione dei tormenti subiti dal piccolo Simonino da Trento da parte di ipotetici aguzzini  ebrei, e la cui vicenda, a latere della storia della tortura giudiziale, sta a contrassegnare paradossalmente il torturato quale martire innocente, paradossalmente a sua volta all' origine di ulteriori màrtiri ( nel caso specifico gli ebrei poi perseguitati). Complesse quindi le implicazioni sia psicologiche che storiche e sociali di un tema ineludibile per comprendere l'affermarsi della salvaguardia dei diritti umani, in un percorso ancora in buona parte da compiere.

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