RAVENNA - Ambiente, il Consorzio di Bonifica della Romagna Centrale ricorre in Appello

RAVENNA - Ambiente, il Consorzio di Bonifica della Romagna Centrale ricorre in Appello

RAVENNA - L’ex Presidente del Consorzio di Bonifica, a seguito di una denuncia del Gruppo consiliare dei Verdi, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Forlì con l’addebito di non avere preventivamente ottenuto la necessaria autorizzazione paesistica della Sovrintendenza per abbattimento di piante e sistemazione di argini nel tratto del Canale di Ravaldino compreso fra Roncadello e Barisano.

«Si tratta innanzitutto, di una sentenza ingiusta di condanna – dichiarano i vertici del Consorzio di Bonifica della Romagna Centrale –, per il preteso mancato rispetto di un vincolo inesistente di tutela paesaggistica e ambientale ex D.Lgs. 490/99 di un tratto del canale che il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Forlì-Cesena ha normativamente e cartograficamente escluso da tale vincolo, limitandosi ad individuare e a perimetrare l’invaso e l’alveo del corso d’acqua in cui vengono specificatamente “fatti salvi gli interventi necessari al mantenimento della sicurezza idraulica e a garantire la funzionalità delle opere di bonifica e irrigazione”».

Secondo il Consorzio quel vincolo, dunque, proprio non esiste e il Consorzio di Bonifica si dichiara fiducioso di far valere la propria posizione in appello.

“Il Consorzio – si legge in un comunicato - nell’ambito della sua attività e autorità istituzionale di bonifica, irrigazione e tutela ambientale, si era proposto con quell’intervento esclusivamente di assicurare, nel rispetto degli impegni assunti con il Comune di Forlì, l’adeguamento della sommità arginale nei punti critici, per il contenimento dei livelli di piena e l’abbattimento di piante prevalentemente malate e labenti per consentire la percorribilità con mezzi adeguati del rilevato arginale per gli interventi di manutenzione e di pronto intervento nell’alveo, nelle ricorrenti situazioni di criticità idraulica legata allo scolo di aree fortemente urbanizzate e per la gestione dell’irrigazione. Il che non escludeva e non esclude la possibilità di ricollocare piante sane e di pregio in modo da non costituire pericolo per la sicurezza idraulica del Canale”.

“Come risulta visibile e verificabile nello stato attuale dei fatti, l’intervento realizzato dal Consorzio ha avuto come risultato la messa in sicurezza idraulica dell’importante infrastruttura, unitamente alla eliminazione del pericolo di crollo di alberature sulla adiacente Via del Canale; intervento urgente e indifferibile e comunque legittimo, a cui il Consorzio era stato ripetutamente sollecitato sia dai cittadini residenti sia dalla stessa Circoscrizione comunale n. 3”.

“Peraltro, il Consorzio era stato legittimamente autorizzato dal Comune di Forlì, i cui uffici avevano istruito favorevolmente il progetto nel rispetto del “regolamento comunale del verde”, avvalorando la necessità della messa in sicurezza di quel tratto di canale, ed erano bene a conoscenza dell’Amministrazione Comunale l’impegno e le proposte progettuali del Consorzio per ricostituire lungo il corso d’acqua, messo in sicurezza e riqualificato nelle sue importanti funzioni di bonifica idraulica e di irrigazione, corridoi ecologici per la sua valorizzazione ambientale e la fruibilità da parte della comunità locale mediante la realizzazione di percorsi ciclabili e di aree di sosta sulle ripristinate sommità arginali opportunamente piantumate”.

Il Consorzio, tramite la persona del suo ex Presidente Roberto Scozzoli, peraltro estraneo ai fatti in quanto di competenza della struttura operativa dell’Ente, ha presentato motivato e circostanziato ricorso alla Corte d’Appello di Bologna e in quella sede si ritiene certo di poter fare valere non solo la piena correttezza ma anche la qualità del proprio operato.




Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -