Ravenna, anche 24 consiglieri comunali in piazza con le donne

Ravenna, anche 24 consiglieri comunali in piazza con le donne

Ravenna, anche 24 consiglieri comunali in piazza con le donne

RAVENNA - Se non ora, quando? All'appello lanciato a livello nazionale da donne di ogni estrazione politica e culturale per una mobilitazione generale per difendere la dignità femminile, cui ha già aderito il sindaco Fabrizio Matteucci, anche molti consiglieri e consigliere hanno sottoscritto la loro adesione, durante il consiglio comunale di giovedì, alla manifestazione organizzata per domenica prossima a Ravenna in piazza del Popolo alle 15.

 

Hanno dichiarato la loro adesione alla manifestazione i seguenti consiglieri, sottoscrivendo la nota dei gruppi di donne che la organizzano. Roberta Romboli, Andrea Maestri, Andrea Bassi, Riccardo Pasini, Andrea Tarroni, Baroncini Gianandrea, Aldo Fabiani, Rudy Gatta, Matteo Cavicchioli, Gianni Bessi, Emiliano Galanti, Andrea Casadio, Daniele Perini, Wiliam Signani, Daniela Banzi, Roberto Rubboli (Ulivo-PD); Roberta Suzzi, Raffaella De Mucci, Valentina Morigi, Sarah Ricci (Sel); Miria Venzi (Misto); Paolo Gambi (Pri); Miranda Kalefi (consigliere aggiunto), Gianluca Palazzetti (Fli).

 

Questo il messaggio delle associazioni promotrici a livello locale: Udi Ravenna, Associazione femminile maschile plurale, Coordinamento Donne Spi Cgil, Rete delle donne Cgil, Donne in nero, Fondazione Gentes de Yilania, Linea Rosa Ravenna in occasione della manifestazione nazionale "Se non ora quando" indetta anche a Ravenna per domenica prossima alle 15 in piazza del Popolo.

 

"In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che - va ricordato nel 150esimo dell'unità d'Italia - hanno costruito la nazione democratica. Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile. Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici. Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l'immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione. Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne".

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