Ravenna: anche Confindustria contro la delocalizzazione che distrugge i distretti

Ravenna: anche Confindustria contro la delocalizzazione che distrugge i distretti

Ravenna: anche Confindustria contro la delocalizzazione che distrugge i distretti

RAVENNA - A gridare allo scandalo della delocalizzazione selvaggia non c'e' piu' solo la voce isolata di qualche sindacato: anche Confindustria se la prende ora con le "imprese capofila" che abbandonano i "terzisti" al loro destino. "Queste grandi imprese a volte sono utili a far esplodere un distretto. Ma altre volte sembra che i terzisti esistano perche' le capofila scarichino i loro rischi su di loro", tuona Giovanni Tampieri, presidente di Confindustria Ravenna

 

Intervenendo al convegno organizzato a Casa Melandri da Federmanager sull'evoluzione "dai distretti industriali alle filiere produttive", Tampieri disapprova le aziende capofila che trasferiscono la produzione altrove, "aprendo un'impresa commerciale nel distretto che lasciano, trasformandolo cosi' in una succursale" di un'attivita' che ha radici all'estero.

 

Nel ravennate, dove il manufatturiero rappresenta un terzo delle imprese e "le ditte di movimento terra del faentino sono tutte ferme", il problema e' particolarmente sentito. Tanto che nella sua invettiva, Tampieri sperimenta un'inedita alleanza con il segretario della Cisl, Giorgio Graziani. Il sindacalista ricorda il caso Omsa, l'industria faentina delle calze che ha spostato la sua produzione in Serbia: "Quando si sente che qui hanno chiuso imprese terziste che impiegavano 150 lavoratori e la' ne apre una che ne occupa mille- dice Graziani- qualche dubbio viene".

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di renzo397
    renzo397

    il sindacalista è indubbiamente uomo d'esperienza e di astuzia.In quanto all'alleanza....non la giudico nuova ma di fatto da tempo consolidata.Non voglio entrare nell'annoso problema del conflitto di interessi ma il fatto che la Cisl trovi così tanti motivi di comunione con confindustria lascia perplessi e senza punti di riferimento.Vorrà dire che d'ora in poi la classe operaia dialogherà senza intermediari direttamente con confindustria ,forse è la volta che ne trarrà dei veri vantaggi.In quanto alle imprese che delocalizzano la produzione all'estero non ci trovo nulla di scandaloso,ormai sono anni che lo fanno tenendo in Italia solo l'ufficio.Quello che invece risulta scandaloso è il made in Italy che viene impresso sulle merci che questi imprenditori fanno fare all'estero.

  • Avatar anonimo di L'uomo qualunque
    L'uomo qualunque

    Singolare questa presa di posizione, mi pare che gli imprenditori romagnoli grandi e piccoli abbiano cavalcato alla grande, fino a che hanno potuto ricavarne aggio, il trend della delocalizzazione, soprattutto verso l'eldorado ex jugoslavo, rumeno e ceco. Ora che la delocalizzazione la attuano, per davvero, quelli più forti e più grandi di loro sperano forse di bloccarli con l'ausilio della cisl?? Dopo aver scoperchiato il "Vaso di Pandora" non resta che soffrire e chiudere, magari sarebbe più dignitoso farlo in silenzio. Se certe cose le dice il sindacato sono legittime e comprensibili, ma dette dall'emanazione romagnola di confindustria...............

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