Ravenna, Ancisi (LpR): "Largo Firenze devastato dal malgoverno urbanistico"

Ravenna, Ancisi (LpR): "Largo Firenze devastato dal malgoverno urbanistico"

Sono passati 18 anni da quando il consiglio comunale approvò il "Piano di recupero di iniziativa pubblica per la sistemazione di Largo Firenze" basato sul progetto dell'arch. Carlo Aymonino: l'ennesimo di una serie di concorsi, idee e progetti che inutilmente si sono proposti, nei decenni, di risanare una ferita lasciata dal conflitto bellico nel cuore della città. Questo piano, pressoché inattuato,, non ha sollevato, benché minimamente, uno dei luoghi più eccellenti, per storia e cultura, del centro urbano di Ravenna, da una condizione urbanistica degna di un piazzale da periferia di terzo mondo.

 

Poche righe per ricordare la mostruosità di un piano che, anziché intervenire con soluzioni architettoniche eleganti e raffinate, che mantenessero la caratteristica del tessuto urbano di Ravenna formato da un'alternanza di verde e di giardini e da edifici di abitazione e pubblici di dimensioni equilibrate, legando lo stile di largo Firenze ai luoghi danteschi limitrofi, progettò inaudite colate di cemento, addirittura elevando la precedente volumetria di largo Firenze da 10 mila metri cubi a 30 mila. Contro questo piano, noi guidammo l'opposizione, che raccolse una larga parte delle forze politiche, sollevando distinzioni anche all'interno della maggioranza socialcomunista di allora e delle formazioni sociali e culturali più attente. Ma non fu sufficiente per fermarlo.

 

Il fallimento è evidente. Una sola colata di cemento, tra quelle previste, è stata compiuta, ed è il palazzo congressi sul lato di Palazzo Corradini, incredibile per l'impatto aggressivo devastante con la piazza e per la sua collocazione, inaccessibile e disfunzionale, in pieno centro storico. Nel 2000, si è dato via libera al progetto privato di un nuovo edificio residenziale, direzionale e commerciale tra largo Firenze e via Guaccimanni, che si è affiancato, in maniera a dir poco contrastante, all'altro edificio, sistemato in precedenza. Tutto il resto è rimasto lettera morta. Il palazzo degli uffici comunali, di tre piani, che avrebbe dovuto chiudere la piazza sul fronte di via Guaccimanni, eliminando la strada di accesso, non è stato mai neppure pensato.

 

Così pure, l' "edificio lungo", anch'esso a tre piani, da qualcuno chiamato "acquedotto", che avrebbe dovuto percorrere tutto il lato est della piazza, come una stecca, e contenere un ristorante, uffici turistici e d'altro genere, sala esposizioni, ecc., laddove resistono le mura e i cancelli preesistenti. Altrettanto per il centro informazioni turistiche, semicircolare, l'unico edificio collocato dal piano all'interno della piazza. Il parcheggio sotterraneo, giudicato "indispensabile" per il centro congressi e per i nuovi insediamenti, è stato rispedito al mittente, il quale non si era accorto che scavare due piani sottoterra in una città con problemi acuti di falda e subsidenza e ricca di giacimenti archeologici è un'impresa delirante. L'arredo urbano, costituito da una lastricatura in pietra d'Istria, una fontana in marmo bianco di Carrara, un'illuminazione nascosta o sospesa, ecc. ha lasciato il posto al più squallido disarredo di una piazza parcheggio.

 

L'unica "finezza" dei percorsi pedonali, culturali e turistici, che avrebbe dovuto collegare il teatro Alighieri con via Guaccimanni e largo Firenze con la basilica di S.Apollinare Nuovo, non poteva, ovviamente, trovare collocazione in tanto degrado.

Soldi e decenni spesi inutilmente, e purtroppo il danno del palazzo congressi (che per la verità si aggiunge a quello, anche se meno vistoso, della nuova sede della Cassa di Risparmio, progettata da Quaroni), che non può essere sanato. L'abside di San Francesco osserva disgustato com'è stata conciata, nel nome del recupero, la sua piazza.

 

Nel quadro di una generale "povertà e incoerenza architettonica e urbanistica a Ravenna, nel dopoguerra... la ferita di Largo Firenze" (come scrisse perfino il settimanale della sinistra ravennate), è sanguinante. Nei programmi dei sindaci che si sono succeduti, dal "piano di recupero" in poi, il problema non è neanche esistito. Il Piano Strutturale Comunale (PSC) del nuovo piano regolatore non vi accenna, se non attraverso un'indicazione cartografica del centro storico che inserisce largo Firenze all'interno di un troppo vasto "Ambito ad attuazione indiretta ordinaria e/o a programmazione unitaria (POC)", che parte da via Corrado Ricci e via Guaccimanni per arrivare fino a via Angelo Mariani.

 

Il Piano Operativo Comunale (POC), dopo l'approvazione del PSC e del RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio), è l'imminente definitivo passaggio, prima di chiudere la partita dell'assetto urbanistico del territorio ravennate per i prossimi vent'anni. Questa è dunque l'ultima chiamata per risolvere una bruttura della nostra città la cui causa originaria risale alla seconda guerra mondiale e quelle successive all'incapacità e rapacità della classe politica che governa Ravenna da quarant'anni. Lanciamo dunque un forte richiamo a chi sta lavorando alla proposta di POC della giunta comunale, la cui presentazione è stata annunciata per questo autunno, affinché, lasciando perdere progetti faraonici su dimensioni indistinte, vengano introdotte su largo Firenze soluzioni sobrie, corrette, fattibili, che salvino, almeno, il salvabile.

 

 

Alvaro Ancisi capogruppo Lista per Ravenna

 

 

 

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