Ravenna, Ancisi (Lpr): "Un Poc all'insegna del Dio Mattone"

Ravenna, Ancisi (Lpr): "Un Poc all'insegna del Dio Mattone"

Bisogna buttare molta acqua sugli entusiasmi ardenti con cui il sindaco e l'assessore all'urbanistica hanno celebrato l'imminente approvazione del Piano Operativo Comunale (POC).

L'avvio di quest'ultimo e definitivo strumento della pianificazione territoriale vuol dire far partire finalmente il nuovo piano regolatore del Comune di Ravenna in sostituzione di quello sopravvissuto fino ad oggi, scaduto nel lontano 2003. Tanti anni per portare a compimento questo lavoro sono stati un ulteriore freno allo sviluppo, già sofferente, dell'economia locale.

 

Al di là delle grandi "parole chiave" spese per celebrare l'evento: qualità urbana, tutela ambientale, qualità del vivere, ecc., resta il "fatto chiave": aver destinato due terzi delle nuove potenzialità edificatorie ai cosiddetti articoli 18, cioè le nuove grandi lottizzazioni "contrattate" coi privati, la maggior parte delle quali, peraltro, hanno ottenuto, per i prossimi cinque anni, solo il semaforo giallo, essendo subordinate al superamento di forti criticità, o il semaforo rosso.

 

Questo dato conferma la nostra critica: è stata presuntuosa ed errata la scelta di privilegiare mega-lottizzazioni la cui organizzazione, a otto anni dalla partenza, è spesso ancora ben lontana dall'essere risolta. I comparti persi per strada sono quelli che non hanno potuto beneficiare dell'assetto e della capacità finanziaria dei grandi gruppi imprenditoriali, soprattutto cooperativi. Valga l'esempio del raddoppio dell'ipermercato dell'ESP, che partirà in quarta, nonostante che, oltre ad espandere lo strapotere della COOP, a danno dell'equilibrio della rete commerciale e della concorrenza del mercato, e quindi dei commercianti e dei consumatori, avrà un impatto molto problematico sul territorio circostante, situato a lato del fiume Montone e su pregiate aree agricole, sulla sua permeabilità, sulla sicurezza idraulica, sulla viabilità, sulla tutela del paesaggio rurale, ecc.

 

Su una cosa si può essere certi. Nell'arco della validità quinquennale del primo POC, si apriranno e forse si chiuderanno solamente i cantieri delle opere più speculative, su cui gli interessi privati prevalgono di gran lunga su quelli pubblici. Il "miglioramento dell'assetto delle aree di ingresso alla città, a partire da Fornace Zarattini", l' "integrazione fra territorio e cultura", i "i vecchi edifici tornano a nuova vita", "più servizi e vivibilità nei centri del forese", "più attrattività alle aree edificate nel segno del recupero", "più impegni per salvare pinete e ambiente", "più ettari per proteggere la natura", sono gli slogan più accattivanti che resteranno sulla carta. Ma nei prossimi cinque anni, il poco che si farà sarà nel segno del dio mattone.

 

Ciò che più indigna è la grancassa sull'ambiente. La grande "cintura verde" del capoluogo ci viene raccontata sul piano regolatore da vent'anni, senza che nessuno se ne sia mai accorto, tanto è inesistente, insignificante o malridotta. I dati sull'estensione delle aree protette sono mirabolanti per il patrimonio pinetale, boschivo e vallivo storico ricevuto in eredità, ridotto al degrado totale o allo stremo da quarant'anni di malgoverno o non governo locale dell'ambiente. Ci mancherebbe che lo spazio rurale, nel comune più vasto d'Italia, non fosse ancora superiore a quello edificato. Ma la cementificazione che se n'è fatta nell'arco degli ultimi tre piani regolatori ha sottratto alla campagna quantità enormi, esse stesse tra le maggiori in Italia, e tante altre ne sottrarrà col nuovo piano (l'esempio dell'ESP andrebbe moltiplicato all'infinito).

 

La verità è che a Ravenna il verde e l'ambiente, come peraltro il patrimonio culturale/testimoniale, magnificati sulla carta, sono stati in pochi decenni massacrati o rovinati o malcurati, truccati come numeri statistici per "premi" nazionali da esibire, a fronte di una realtà visibile assolutamente nefasta. Non ci vengano dunque a promettere, alla vigilia delle elezioni, un futuro radioso. Disfattismo? Propongo una verifica su quante belle parole si saranno tradotte o almeno si staranno traducendo in pratica tra due anni e mezzo, a metà del primo POC e del prossimo mandato elettorale. Accetto scommesse.

 

Alvaro Ancisi

capogruppo di Lista per Ravenna

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -