Ravenna, approvato il piano provinciale di tutela delle acque

Ravenna, approvato il piano provinciale di tutela delle acque

RAVENNA - Il consiglio provinciale ha approvato all'unanimità il piano provinciale di tutela delle acque.

 

"Aderendo a quanto richiesto dalla Regione e rispettando i termini di un lungo confronto, il Piano individua le azioni necessarie per migliorare sia quantitativamente che qualitativamente le acque del nostro territorio, così da recapitare in mare , al termine del ciclo idrico, acque meglio depurate e intercettando i reflui di tutti gli abitanti della provincia. Attualmente - commenta l'assessore all'ambiente Andrea Mengozzi - non sono collegati a un depuratore 4.720 utenti su 190mila, circa il 2,5 % del totale. Il Piano dà risposte alle richieste dell'agricoltura, il settore più idroesigente che impiega quasi i due terzi dell'acqua usata in provincia, fissando regole e limiti a prelievi capaci di garantire il permanere del deflusso minimo vitale (DMV) dei fiumi, senza privare gli agricoltori dell'acqua necessaria alle loro attività."

 

Il Piano garantisce inoltre gli approvvigionamenti idrici a tutta la provincia anche in periodi siccitosi. Sono oltre 31 milioni di metri cubi d'acqua potabilizzata e distribuita ogni anno, con perdite in rete tra le più basse in Italia, circa il 18%.

 

Non si tratta di un dato scontato in una provincia dove il tema della scarsità d'acqua data da lungo tempo se, nell'88 d.c., Marziale scriveva : "A Ravenna preferirei avere una cisterna (di acqua) che una vigna; potrei vendere l'acqua a un prezzo molto superiore" e, ancora, "A Ravenna di recente me l'ha fatta un furbacchione di un oste: chiedevo vino annaffiato e me l'ha dato schietto."

 

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Trentuno anni fa, nel 1980, Ravenna ha conosciuto la sua ultima crisi idrica, con la sospensione dell'approvvigionamento nell'estate. Il superamento di questa situazione critica va consolidato. Il Piano elenca allora gli approvvigionamenti da Canale Emiliano Romagnolo con il NIP 2, il potabilizzatore in via di realizzazione nella zona della Standiana, a sud della città di Ravenna e la derivazione, sempre da acque superficiali, per consolidare le forniture a Castelbolognese, emancipandoci dall'attuale prelievo da pozzi.

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