Ravenna, bomba al fosforo "pescata" in mare: sfiorata la tragedia

Ravenna, bomba al fosforo "pescata" in mare: sfiorata la tragedia

Ravenna, bomba al fosforo "pescata" in mare: sfiorata la tragedia

RAVENNA - Era una bomba al fosforo quella che si è impigliata nelle reti di un motopeschereccio al largo della foce del Fiume Reno lunedì notte. E se i due pescatori della nave 'Al fra' non avessero avuto la prontezza di rigettarla in mare, il tocco con la superficie della barca avrebbe provocato un sicuro incendio ed una probabile esplosione: è stata insomma una tragedia sfiorata quella che si è rischiata in mare. I due marinai dopo il ricovero per intossicazione da fosforo sono stati dimessi dall'ospedale.

 

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E' ormai chiara la dinamica dell'incidente che poteva avere conseguenze ben più disastrose a due miglia marittime a sud est della foce del fiume Reno. Intorno alle 22,30 i due pescatori dell' 'Al Fra', un 41enne e un 51enne di Porto Garibaldi (Ferrara) hanno tirato su, quando ormai era già buio, l'ordigno. Subito hanno visto scintille, il percolamento di un liquido giallastro e un forte odore urticante. Dopo essere scappati hanno lanciato il 'May Day', raccolto sia dalla Capitaneria di Porto, ma anche da due imbarcazioni, una dei carabinieri e l'altra della Guardia di Finanza.

 

La bomba, per fortuna, non è stata portata a bordo, ma sono bastati pochi frammenti sulla tolda per originare piccoli incendi e la diffusione del fumo tossico. La bomba non è stata neanche vista, a causa dell'oscurità. I due marinai non sono stati giudicati gravi da dover essere soccorsi in mare. Loro stessi hanno condotto la 'Al Fra', registrata alla Capitaneria di Porto Garibaldi, al molo di Marina di Ravenna, per poi essere presi in consegna dal personale del 118 per un principio di intossicazione di fosforo.

 

Intanto i vigili del fuoco hanno provveduto alla bonifica della tolda del motopeschereccio, che anche in porto continuava ad esalare i suoi fumi tossici. A quanto pare è stata una coincidenza di eventi fortunati: i fumi, se non fosse stato per il lungo tempo passato sul fondo del mare, sarebbero stati ben più nocivi, mentre l'ordigno avrebbe potuto esplodere con facilità. Intorno alle tre di notte i due marinai sono stati dimessi dall'ospedale.

 

Un reparto specializzato di artificieri subacquei di stanza alla Marina di Ancona, il reparto Sdai, ha iniziato martedì l'opera di disinnesco della bomba. Solo loro potranno dire con certezza di che ordigno si trattava e con quale potenziale: potrebbe essere una bomba risalente alla Seconda Guerra Mondiale, ma non si esclude che possa essere un ordigno residuato dalle guerre che si sono combattute nell'ex Jugoslavia lo scorso decennio.

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