Ravenna, caccia: diminuiscono i danni da fauna selvatica. Sono 221mila euro

Ravenna, caccia: diminuiscono i danni da fauna selvatica. Sono 221mila euro

Ravenna, caccia: diminuiscono i danni da fauna selvatica. Sono 221mila euro

RAVENNA  - Si chiude a Capodanno anche la caccia in deroga allo storno. Rimane aperta l'attività venatoria a carico degli ungulati. Ogni cacciatore ha l'obbligo della riconsegna del tesserino della Caccia Controllata (TCC) entro il 31 marzo . Come bilancio sulla caccia della Provincia, il risultato più evidente è la notevole diminuzione dei danni accertati, che al netto della franchigia di legge, ammontano ad un totale di  221.129 euro.

 

 

Coloro che si sono dedicati al prelievo in deroga dello storno, entro il 28 febbraio, devono provvedere a compilare la scheda riassuntiva a fine TCC  e consegnarla all'ufficio provinciale. Quanto sopra assume particolare importanza in quanto la Regione Emilia-Romagna si è posta l'obiettivo di provvedere alla lettura ottica di tutti i tesserini, al fine di fornire a Province e ATC, in tempi brevissimi, l'analisi di tutti i dati in essi contenuti, in tempo per l'organizzazione della prossima stagione venatoria.

 

"Quest'anno- precisa l'assessore alla caccia  Libero Asioli - in Provincia si è scelto di coinvolgere gli ATC anche al fine dell'attuazione dei piani di controllo, con il coordinamento del Corpo di Polizia Provinciale. Con diversi aggiustamenti nelle tabelle di marcia si è riusciti in un intento che all'inizio poteva sembrare estremamente complesso. Utilizzando la capillarità della rete del volontariato, caratteristica dell'organizzazione degli ATC, della conoscenza del territorio , del continuo rapporto con le altre componenti sociali e del mondo agricolo in particolare, si è riusciti a fornire un ampio e veloce supporto alle imprese agricole sia per la prevenzione dei danni da fauna selvatica che per il loro risarcimento ".

 

Sono stati investiti in materiali di prevenzione ben 97mila euro, circa 20mila in più dello scorso anno, mediante il coordinamento degli operatori, con grande impegno di manodopera volontaria degli ATC e della Provincia. Sono stati condotti ben 730 interventi di dissuasione mediante il coordinamento di personale volontario degli ATC, con l'impiego di trappolaggio e di armi da fuoco.

 

Quanto sopra, oltre a rappresentare un evidente risultato di un ottimo lavoro di squadra, permetterà di liquidare i danni valutati nell'agognato 100%, con evidenti ricadute sul sistema sociale e sul rapporto fra le componenti agricole - venatorie, l'una in stretto rapporto con l'altra.

 

Allo scopo di aggiornare i dati ambientali e faunistici conoscitivi, necessari alla realizzazione degli obiettivi posti dal nuovo Piano Faunistico Venatorio, si è provveduto, accanto a monitoraggi e censimenti a carattere continuativo, necessari per la predisposizione dei programmi di prelievo della fauna selvatica cacciabile ( fagiano, starna, lepre, capriolo e cinghiale) ad aggiornare le conoscenze con nuovi censimenti e monitoraggi dell' avifauna nidificante e della avifauna migratoria invernale, con particolare riguardo ad anatidi e beccaccia in pineta, nonché delle presenze di quelle specie che, per la loro eco-etologia, si rendono estremamente impattanti sulla realtà socio-economica provinciale: corvidi, piccioni, storni, nutria, volpe, gambero rosso della Louisiana.

 

Sarà compito del nascente osservatorio faunistico voluto dalla Regione mantenere aggiornato i dati nel prossimo futuro.

 

É proseguita l'opera di monitoraggio sanitario della fauna selvatica , a carico di specie opportuniste che vivono a stretto contatto con l'uomo, anche in città: volpe, gazza, ghiandaia; e inoltre, istrici e nutrie che tanti problemi arrecano agli argini pensili dei nostri corsi d'acqua,nonché agli ungulati che si trovano a condividere pascoli e aree agricole sempre più ristrette fra strade e cementificazioni.

 

L' obiettivo che questo monitoraggio, avviato a livello nazionale e coordinato dalle Ausl di competenza, si prefigge è quello di valutare le possibile presenze o l'espandersi di zoonosi trasmissibili dalla fauna selvatica agli animali domestici di allevamento( particolarmente importante quello suinicolo all'aperto), nonché all'essere umano.

 

"Ebbene il mondo venatorio, compatto- continua Asioli - si è subito prestato alle necessarie catture e prelievo dei campioni biologici necessari, dalle catture primaverili delle nutrie presenti nelle aree precedentemente colpite dalla chikungunya, alle catture estive di centinaia di esemplari di corvidi, possibili ospiti intermedi, assieme ai già noti cavalli portatori dell'agente eziologico della west-nile, per proseguire prelevando campioni biologici ed ematici di cinghiali, caprioli e volpi, dei capi abbattuti durante l'attività venatoria. Fortunatamente, a fronte del forte impegno richiesto, a tutt'oggi non si è ancora riscontrato alcun campione positivo. La nostra Provincia è stata la prima ad essere ormai da tempo dichiarata indenne da brucellosi".

 

Assieme agli ATC competenti per territorio, all'interno della gestione delle zone protette, quali Zone di rifugio e ZRC, sono stati efficacemente sperimentati apposite recinzioni elettrificate al fine di permettere una confacente immissione, acclimatamento ed inserimento in natura, in modo estremamente assistitito, della fauna selvatica destinata a ripopolamenti e alla riproduzione.

 

Altro grosso impegno è stato richiesto al fine di una corretta opera di formazione ai nuovi e vecchi cacciatori provinciali.

 

Accanto ai consolidati esami per l'abilitazione all'esercizio dell'attività venatoria, per tre - quattro sessioni ogni trimestre, si è provveduto alla formazione di cacciatori specializzati nella caccia del cinghiale in forma collettiva, nella caccia di selezione agli ungulati, di cacciatore specializzato nella caccia del cervo, e da ultimo nell'abilitazione quale conduttore del cane da traccia.

 

Abilitazione, quest'ultima che assume particolare importanza in quelle località come la nostra, fortemente popolata di ungulati, finalizzata ad offrire un servizio, al di fuori dell'attività venatoria, destinato al recupero di quegli ungulati che per le più svariate ragioni, venatorie e non, possono rimanere feriti ed andare perduti con grave danno.

 

 

La Polizia Provinciale ha svolto numerosi interventi in modo da mantenere il monitoraggio del territorio. A tale attività hanno preso anche le guardie giurate volontarie che, a seguito delle convenzioni firmate con la Provincia, svolgono attività di vigilanza coordinata.

 

Le violazioni maggiormente riscontrate riguardano il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, la mancata segnatura del tesserino regionale e il mancato rispetto degli orari per quanto riguarda le sanzioni amministrative. Mentre in materia penale si riscontrano  casi di utilizzo del ripetitore acustico elettromagnetico.

 

Nel mese di gennaio, all'interno delle ZPS si può cacciare, con esclusione degli ungulati, esclusivamente in due giornate fisse a settimana: giovedì e domenica.

 

"Esprimo - conclude Asioli -soddisfazione per i risultati ottenuti nel 2010, che sono in linea con quanto inserito nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale vigente e in un contesto di rapporti dialettici e costruttivi fra mondo agricolo e  quello venatorio".

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