Ravenna, cala il sipario sulla caserma Dante Alighieri

Ravenna, cala il sipario sulla caserma Dante Alighieri

(foto d'archivio)-65

RAVENNA - La chiusura della caserma Dante Alighieri, e con essa la soppressione di ogni presenza di presidio militare a Ravenna, che risale al 1871, ha ora una data ultima: il 30 giugno di quest'anno. È scritto tra i provvedimenti di riordino delle forze armate adottati dal Reparto Programmazione Generale e Finanziaria (RPGF) dello Stato Maggiore dell'Esercito (SME), e precisamente nel provvedimento di riordino dell'artiglieria contraerei. Lo ha detto Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna.

 

Il provvedimento prevede entro tale data il "trasferimento nella sede di Mantova delle unità dislocate a Cremona e soppressione del reparto alla sede di Cremona e dei reparti dislocati in Ravenna".

 

"Il danno diretto più grave - dice Ancisi - è per il centinaio di militari di stanza a Ravenna, che si sono radicati, anche con mogli e figli, nella nostra città, e che, contrariamente alle molte promesse, anche di autorevoli esponenti del ministero della Difesa, dovranno subire trasferimenti assai onerosi. Il 40/50 per cento, comprendente i sottoufficiali, i tenenti e i capitani, sarà trasferito d'ufficio a Mantova, dove saranno impiantate e attivate il prossimo anno le quattro batterie di missili terra-aria di nuova generazione del sistema italo-francese SAMP/T, che sostituiranno in Italia quelle dei missili MIM-HAWK, destinate alla dismissione. Rispetto alle tre batterie che erano state programmate, sarebbe stato sufficiente il personale di stanza a Mantova. L'aumento a quattro batterie ha reso necessario potenziare tale organico attingendo da Ravenna, la cui chiusura arriva dunque come il cacio sui maccheroni. L'impegno di destinare i militari della caserma Dante Alighieri in sedi vicine a Ravenna sarà quasi totalmente tradito, perché non più del 10/15 per cento troverà posto a Foce Reno, Milano Marittima o Forlì, gli altri dovendo trasmigrare a Rimini o Bologna. Per quanti non andranno a Mantova, si aggiunge la beffa del mancato riconoscimento del sostegno economico per il trasferimento e l'inserimento in una nuova città, che la legge prevede quando il provvedimento è assunto d'ufficio: a tutti viene chiesto perentoriamente di fare domanda essi stessi di trasferimento nella sede indicata, sotto la minaccia implicita, in caso contrario, di essere trasferiti d'ufficio in una qualunque altra sede, anche la più lontana e disagiata. Questo modo di trattare persone che hanno sempre fatto il loro dovere e con essi le proprie famiglie, negando loro, di fatto, anche un diritto di legge, è il fatto più odioso di tutta una vicenda penosa di inganni. Se qualcuno ha voce in capitolo nelle alte sfere della Difesa, la faccia dunque sentire, almeno per ridurre la portata dei danni ai militari (ex) "ravennati", comunque gravi".

 

 

"Resta grave anche il danno per la città e per la Difesa militare stessa. Il principale impegno tradito è che la caserma Dante Alighieri sarebbe stata sostituita con un nuovo presidio da collocare, come previsto dal piano regolatore, nella zona di viale Europa, collegato direttamente, con la ferrovia esistente, al porto-canale. Oltre a poter costruire in Italia l'unica possibile nuova caserma, con tutti i crismi della più avanzata tecnologia, anziché "ammodernare" faticosamente e più costosamente le antiquate malandate caserme esistenti, tale favorevole ubicazione sarebbe stata utilissima come presidio logistico di deposito, movimentazione e dislocazione di mezzi e materiali di supporto ad ogni operazione (di pace, di protezione civile, ecc.) in carico alle forze militari italiane. Si farà capo ad altri porti dell'Adriatico o del Tirreno. Tutto questa era nella strategia di riordino dell'esercito (non quindi un'invenzione di Ancisi insensibile ad ogni necessaria "razionalizzazione" dell'apparato militare), a costo zero, perché la nuova costruzione si sarebbe ripagata con la vendita dei terreno dell'ex caserma Dante Alighieri. La differenza, ora, è che il ricavato sarà incamerato dal Tesoro".

 

"Vince ancora una volta Tremonti. Inutile dire quanto ci perdano, a Ravenna, il porto, le imprese di costruzione e l'indotto, per non dire la sua sicurezza e la protezione degli obiettivi strategici più a rischio individuati qui in loco: il distretto industriale petrolchimico, il porto e il radar che controlla il traffico aereo civile lungo la dorsale adriatica e sulle aerovie della pianura padana. Tutto ciò, come al solito, non sembra interessare nessuno, essendo ormai certo che, a destra come a sinistra, la nostra città non ha santi che si spendano per lei a Roma. Anzi, dà fastidio anche solo che uno ne parli" conclude il consigliere di LpR.

 

 

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