Ravenna, caso SCF: Confesercenti difende i soci in tribunale

Ravenna, caso SCF: Confesercenti difende i soci in tribunale

RAVENNA - Confesercenti non ci sta e sul caso SCF è pronta e si prepara a difendere anche legalmente gli albergatori associati di Cervia, che sono stati citati nei giorni scorsi avanti al Tribunale di Bologna in seguito al presunto mancato versamento dei compensi richiesti da SCF addirittura con anni di retroattività neppure verificati.

 

"SCF - si legge in una nota di Confesercenti - società consortile fonografici che riunisce gran parte delle grandi case discografiche e produttori del nostro paese avvalendosi degli articoli 73 e 73 bis della "preistorica" legge sul diritto di autore, esige da albergatori e operatori di pubblici esercizi e stabilimenti balneari (per ora queste sono le categorie coinvolte) il pagamento dei diritti connessi, ovvero diritti correlati al diritto d'autore previsti per ricompensare chi con la sua attività di impresa interviene sull'opera stessa. Il diritto è presuntivamente dovuto in seguito all'utilizzazione del disco o apparecchio analogo (fonogramma)".

 

"Esiste quindi una normativa che in qualche modo prevede quanto richiesto dal Consorzio, ma Confesercenti sostiene che la pretesa di questa nuova tassa nei confronti delle proprie imprese sia stata avanzata impropriamente e con diverse forzature. Innanzitutto per fare qualche esempio concreto se l'Hotel mette a disposizione delle camere televisioni non sta utilizzando direttamente alcun supporto fonografico: cd, dvd, videocassetta. E questo vale anche per la trasmissione di musica tramite filodiffusione radiofonica" prosegue la nota.

 

"Inoltre nel caso in cui venga utilizzato qualche supporto fonografico a differenza di quanto afferma Scf, il suo utilizzo non è a scopo di lucro, ragion per cui ad avviso di Confesercenti non è applicabile l'art. 73 . Occorre rifarsi quindi all'art 73-bis della stessa legge, il quale prevede la corresponsione di un equo compenso da parte delle imprese quando la riproduzione al pubblico è effettuata senza scopo di lucro".

 

"La misura dell'"equo compenso" per i "diritti fonografici", secondo il decreto legislativo che nel 1994 ha introdotto questo nuovo articolo - dice Confesercenti - avrebbe dovuto essere determinato da un apposito regolamento, che però fino ad ora non è stato mai elaborato. Solo in via secondaria le parti avrebbero potuto stipulare diversi accordi".

 

"Quanto ai "diversi accordi tra le parti" non esiste alcuna convenzione tra SCF e Confesercenti. Per cui in questo vuoto normativo, per la riproduzione non a scopo di lucro, il diritto connesso non può essere rivendicato nei confronti degli associati di Confesercenti, anzi diventa una vera e propria forzatura riproporre a tutti gli operatori le tariffe concordate da SCF con Federalberghi e Fipe (pubblicizzate addirittura con una lettera allegata alle prime comunicazioni che la società consortile ha inviato). Chi assicura che il principio di equità sia rispettato? I diritti connessi in fin dei conti sono diritti correlati, ma secondari rispetto al diritto di autore".

 

"La Confesercenti Nazionale e quella Provinciale di Ravenna - si conclude la nota - avevano già messo i propri legali a disposizione degli imprenditori coinvolti; ora per far fronte agli atti di citazione pervenuti hanno deciso di appoggiarsi, attraverso una causa specifica, ad un quotato studio legale esperto di diritto industriale. L'obiettivo della Confesercenti è di difendere le categorie da questo ulteriore balzello".

 

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