Ravenna, caso Vinyls. I lavoratori uniti: "Basta con le promesse"

Ravenna, caso Vinyls. I lavoratori uniti: "Basta con le promesse"

Ravenna, caso Vinyls. I lavoratori uniti: "Basta con le promesse"

RAVENNA - Tre lavoratori della Vinyls sono saliti sui silos a 50 metri d'altezza per manifestare la loro disperazione dopo "l'ennesima notizia di uno stallo nella trattativa tra ENI  e GITA, relativa alla cessione degli assets a monte della filiera del cloro". "Non è accettabile - si legge in una nota di lavoratori e sindacati - che non ci sia ancora un minimo di chiarezza rispetto l'avanzamento della trattativa e che questo comporti l'ennesimo slittamento per la rimessa in marcia degli impianti di Vinyls".

 

"Non è possibile continuare a vivere in una situazione di perenne insicurezza nel proprio futuro e in quello delle proprie famiglie. Abbiamo l'esigenza che venga esplicitato in maniera chiara e rapida, il punto in cui è arrivato il confronto fra ENI e GITA. Alla fine del mese di febbraio, com'è stato confermato dai Commissari di Vinyls, i soldi per pagare gli stipendi ai lavoratori finiranno e se la soluzione non si trova in tempi rapidi, il rischio è il fallimento della Società e la drammatica situazione che questo comporterebbe per i lavoratori di Vinyls".

 

"E' ormai da troppo tempo - continua la nota di lavoratori Vinyls, Rsu e sindacati - che la vicenda Vinyls si sta trascinando e i lavoratori coinvolti sono arrivati all'esasperazione, è da più di un anno che ai lavoratori della Vinyls di Ravenna, Marghera e Porto Torres vengono fatte promesse e ad oggi non c'è più spazio per le parole, servono fatti e risposte certe e concrete in tempi rapidi. Basta con le promesse e le garanzie a parole.  Adesso vogliamo azioni concrete".

 

"A questo punto - prosegue la nota - il Governo e il Ministro Romani devono essere conseguenti agli impegni presi, servono interventi diretti e concreti da parte del Ministro per sollecitare la chiusura positiva e tempestiva della trattativa fra ENI e GITA. Non è più accettabile che in un paese moderno e industriale come il nostro, i lavoratori subiscano la perdita del proprio posto di lavoro, si perdano impianti produttivi che hanno un mercato e una potenzialità enorme che portano valore all'economia italiana, e che tutto ciò porti vantaggio alle solite multinazionali straniere senza scrupoli".


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