Ravenna celebra i 180 anni dell'Accademia di Belle Arti

Ravenna celebra i 180 anni dell'Accademia di Belle Arti

Ravenna celebra i 180 anni dell'Accademia di Belle Arti

RAVENNA - Venerdì 26 novembre 2010 (ore 17.00 Ridotto del Teatro Alighieri di Ravenna) è il giorno scelto per la lectio magistralis con cui si apre l'attività dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna per ricordare il 26 novembre del 1829, giorno in cui si tenne la solenne apertura dell'Accademia di Belle Arti, l'istituzione che, attraverso la sua lunga storia, è legata profondamente alla città bizantina e grazie alla cui esistenza l'arte a Ravenna è stata anche formazione culturale

 

La lectio magistralis che apre l'anno accademico 2010-11 - tenuta da Francesco Poli, noto storico dell'arte contemporanea, docente all'Accademia di Brera e all'Università Paris 8 - è dedicata ai centottant'anni di vita dell'Accademia ricordati con il volume Accademia Belle Arti Ravenna. Centottant'anni (Longo Editore, Ravenna 208 pp, con 80 tavole a colori), a cura di Maria Rita Bentini, testi di Sabina Ghinassi, con contributi di Alberto Giorgio Cassani, Iole Di Gregorio, Viola Giacometti.

 

Precede la lectio una presentazione del lavoro di Giuseppe Tagliavini, digital composer-un talento dall'Accademia di Belle Arti di Ravenna. Tagliavini racconta attraverso le immagini il suo lavoro creativo, iniziato con gli studi all'Accademia, l'esperienza per il cinema a Roma e a Londra, per poi arrivare alla notte degli Oscar dove ha vinto il premio per la categoria effetti speciali del film campione d'incassi in 3D Avatar. 

 

Il libro dedicato all'Accademia, svolgendo una storia visiva lunga centottottant'anni di vita come quella dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna, si presenta come una sorta di affresco, un profilo mobile della storia della città. Fotografie, disegni, opere d'arte degli illustri docenti e degli allievi per raccontare gli eventi più significativi della storia dell'Accademia, dalla sua nascita ai nostri giorni.

 

All'attività dell'Accademia di Belle Arti si collegano infatti l'esistenza della Pinacoteca Comunale, oggi Museo d'Arte della città di Ravenna, nata quale quadreria dell'Accademia, il patrimonio dell'Archivio e della Gipsoteca, oltre che la presenza del Liceo Artistico e dell'Istituto d'Arte per il Mosaico. Ad essa si deve inoltre la rinascita del mosaico a Ravenna, con la Scuola del Mosaico aperta in Accademia nel 1924, che annovera nel corso del XX secolo maestri e opere rilevanti per la scena internazionale.

 

L'opera si è avvalsa del contributo di un comitato scientifico composto da Alberto Giorgio Cassani, Donatino Domini, Marcello Landi, Serena Simoni, Claudio Spadoni, Giordano Viroli. E' organizzata in numerose sezioni attraverso le quali vengono scandite le tappe più significative del lungo e fecondo percorso dell'Accademia, la vocazione ritrovata per il Mosaico: per ognuna un testo e un ricco apparato di immagini.

 

 

Questa ricognizione sui primi centottant'anni dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna, un'istituzione che ha segnato  la vita culturale ed artistica della città e continua a caratterizzarla, è il primo tentativo di percorrerne la storia, individuandone i momenti decisivi e le relazioni con le vicende nazionali ed internazionali. Protagonisti sono gli insegnanti, gli studenti, gli eventi, le invenzioni nate nelle sue aule.

 

Dagli esordi neoclassici agli influssi macchiaioli, dalla nascita della Scuola di Mosaico nel 1924 - che ha permesso a Ravenna di ritrovare un frammento preziosissimo della sua identità - alle presenze di artisti come Vittorio Guaccimanni, Giovanni Guerrini, Ginna. Dalla pittura-pittura di Umberto Folli a Dragomirescu e Neri, dal classicismo monumentale della scultura di Massarenti alla " transizione" di Gori, fino al primo corso di Oreficeria istituito in un'Accademia italiana con Giò Pomodoro, poi con Marcello Lissoni e, infine, con Alberto Zorzi. Senza dimenticare la Fotografia, corso tecnico negli anni Settanta e ricerca artistica negli ultimi decenni grazie alla presenza di Guido Guidi. E il Mosaico soprattutto, ritrovato tra le pieghe di una storia quasi dimenticata e re-inventato che, dalla lingua antica del restauro di Giuseppe Zampiga, si è trasformato in parola artistica contemporanea grazie al lavoro dei Maestri Mosaicisti dell'Accademia e dei protagonisti dell'arte musiva contemporanea: Paolo Racagni, Stefano Mazzotti, Luciana Notturni, Dusciana Bravura, Leonardo Pivi, Daniele Strada. Da sottolineare anche la presenza a Ravenna nel 1903 di Gustav Klimt, la cui la visione dei mosaici bizantini costituirà il punto di partenza per il suo periodo d'oro (nel 1919 l'Accademia acquista un suo disegno, il Nudo ora nelle collezioni del Museo d'Arte della città di Ravenna).

 

Ruolo fondamentale in anni recenti il proficuo incontro con Dario Fo che, insieme all'Accademia, realizza una serie di pannelli con grandi e immaginifici disegni per raccontare con le immagini il suo libro La vera storia di Ravenna. E naturalmente tutti gli allievi, gli artisti e i creativi che in questi spazi di didattica e discussione, durante gli anni, hanno avuto una formazione decisiva, talvolta in modo dilatato e aperto oppure eccentrico, ma sempre qualitativamente e poeticamente intensa.

 

Un ultimo appunto riguarda il patrimonio artistico che l'Accademia nel corso della sua esistenza ha creato. Dapprima la gipsoteca, corredo necessario per una Scuola d'arte negli anni del Neoclassicismo, poiché gli allievi si formano non "dal vero", ma sui grandi modelli della statuaria del passato. Tra le acquisizioni più importanti diverse opere di Antonio Canova fra cui il calco in gesso del Cavallo Morente, il gesso dall'originale in marmo Endimione (immagine della copertina del testo volume), la Stele Funeraria di Giovanni Volpato, opere di Bertel Thorvaldesen e la scultura di Guidarello Guidarelli, opera di Tullio Lombardo, divenuta in seguito uno dei simboli iconografici di Ravenna (il patrimonio scultoreo della neonata Accademia era formato nell'insieme da più di duecento opere). Infine i cartoni musivi, un patrimonio fragile che si forma accanto alla Scuola del Mosaico, portando a rinascere la pratica del mosaico ravennate, dapprima nell'ambito del restauro, poi come linguaggio contemporaneo. Anche questi costituiscono un grande patrimonio, suddiviso nel tempo con le realtà nate dall'Accademia, come la Cooperativa Mosaicisti e l'Istituto d'Arte per il Mosaico, anch'esso da catalogare e conservare.

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