Ravenna: Confcooperative, Legacoop e Agci denunciano la falsa cooperazione

Ravenna: Confcooperative, Legacoop e Agci denunciano la falsa cooperazione

RAVENNA - Già le rappresentanze nazionali delle tre Centrali cooperative, attraverso i propri presidenti Luigi Marino - Confcooperative, Giuliano Poletti - Legacoop e Rosario Altieri - Agci sono prontamente intervenute sull'argomento il 10 dicembre scorso a seguito di una denuncia portata avanti da un quotidiano nazionale sulle cooperative di comodo, e sul dumping che queste compiono sul mercato.

 

«La denuncia che si leva dalle pagine della stampa è da anni, in tutte le sedi e a tutti i livelli, la nostra denuncia. Siamo soddisfatti che un quotidiano autorevole dedichi uno spazio rilevante che ci fa sentire meno soli in questa nostra battaglia alla falsa cooperazione e al dumping contrattuale, che danno vita a una cattiva economia che ammazza quella buona, fanno ombra alla sana cooperazione e non rendono giustizia alla funzione socio economica tutelata dall'articolo 45 della Costituzione svolta da decine di migliaia di cooperative nella valorizzazione del made in Italy nell'agroalimentare; nell'erogazione del credito; nella distribuzione; nei servizi alle imprese, alla Pubblica amministrazione e alle famiglie; nel welfare; nella produzione lavoro; nell'abitazione e nei trasporti».

 

«Le cooperative di comodo che nascono di notte negli studi di alcuni commercialisti per poi chiudere a distanza di pochi mesi, per poi  rinascere con altro nome, sotto le spoglie di una presunta mutualità; le cooperative che lavorano al massimo ribasso in barba alla tabelle contrattuali; le cooperative ammantate da spirito mutualistico e sussidiario, ma che di fatto operano in modo criminale e truffaldino: queste forme di imprenditoria pirata rappresentano da sempre il nemico numero uno della cooperazione autentica».

 

«Il problema si aggrava quando alle cooperative fasulle si aggiungono le gare al massimo ribasso dei privati e del pubblico, gli scarsi controlli e la pratica altrettanto fuorilegge di organizzazioni cooperative di dubbia rappresentanza, come l'Unci, che millantano mutualità e sussidiarietà e poi applicano pseudo-contratti di lavoro ai soci lavoratori delle loro cooperative. Contratti decretati, solo qualche settimana fa, anticostituzionali dal Tribunale del lavoro di Torino, perchè lesivi dell'articolo 36 della Costituzione».

 

Un tema, quello della legalità e del dumping contrattuale, più volte sollevato in questi ultimi mesi a più livelli anche dalle rappresentanze provinciali delle stesse Centrali cooperative. «Queste pratiche - affermano Raffaele Gordini, Giovanni Monti e Giuseppe Morgagni rispettivamente presidenti provinciali di Confcooperative, Legacoop e Agci - non hanno nulla a che fare con la vera e sana cooperazione aderente alle nostre Associazioni».

 

«Confcooperative, Legacoop e Agci, hanno bisogno delle Istituzioni perché da sole non ce la fanno a combattere queste forme di lavoro. Abbiamo siglato a livello nazionale nel 2007 l'accordo con i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, con Cigl, Cisl e Uil, concorrendo alla nascita degli Osservatori provinciali finalizzati a contrastare il dumping. Possiamo dire che, con il contributo di tutti, a Ravenna questo organismo ha ben avviato la sua attività. Occorre altresì mantenere alta la vigilanza, in particolare verso quelle realtà non strettamente legate al territorio, per le quali vi sono minori conoscenze circa le modalità di applicazione delle regole e delle normative sulla contrattualistica».

«Solo qualche settimana fà- continuano gli stessi Presidenti - il ministero del Lavoro in una circolare che abbiamo apprezzato, ha ribadito la necessità di mirare meglio e intensificare i controlli e applicare i contratti di lavoro siglati dalle centrali cooperative comparativamente più rappresentative; requisito, questo, che esclude l'Unci. Qualcosa si muove quindi nella direzione giusta, ma serve proseguire con perseveranza e caparbietà e con il contributo di tutti».

 

«A questo proposito lanciamo una proposta: stringiamo a Ravenna un "patto" tra le Centrali cooperative e le Associazioni di rappresentanza delle grandi imprese committenti. Un "patto sulla legalità" dove ciascuna rappresentanza si impegni a combattere con ogni mezzo chi vuole escludere dal mercato le imprese sane, con centinaia, di soci e di occupati sulle barricate, ogni giorno, ad affrontare i morsi della crisi. Un patto per dissuadere con ogni mezzo chi, in qualche modo, presta il fianco ad un sistema che distrugge valore al nostro territorio. Sarebbe questa, una ulteriore azione verso la costruzione di quel territorio veramente responsabile che vogliamo ed un forte monito verso chi pensasse di avvicinarsi a Ravenna con il solo intento di speculare illegalmente alle spalle della nostra comunità.»

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