Ravenna: corruzione in carcere, patteggia agente di polizia penitenziaria

Ravenna: corruzione in carcere, patteggia agente di polizia penitenziaria

Ravenna: corruzione in carcere, patteggia agente di polizia penitenziaria

RAVENNA - Un anno ed undici mesi di reclusione. E' questa la pena che ha patteggiato Vito Cosimo Miacola, l'assistente capo del carcere di Port'Aurea arrestato lo scorso febbraio dalla Squadra Mobile di Ravenna nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione all'interno del penitenziario. L'imputato doveva rispondere delle accuse di corruzione, istigazione alla corruzione e tentata concussione. Nell'inchiesta del pm Stefano Stargiotti sono finite in manette altre due persone.

 

L'arresto del 49enne era stato effettuato dopo un'imponente perquisizione del carcere di Port'Aurea disposta dal pubblico ministero Stargiotti. Secondo l'accusa, l'agente, originario di Erchie (Brindisi), si faceva pagare per elargire favori ai carcerati e a loro familiari. A quanto pare l'uomo faceva pervenire ai detenuti anche oggetti proibiti e avrebbe approfittato della sua posizione nell'ambito del rapporto di mediazione tra carcerati e avvocati.

 

Le altre due persone finite nel mirino della magistratura sono l'assistente capo Giovanni Pipoli, 42 anni, di Foggia, e Antonio Sciuto, 56 anni, originario di Catania, in passato detenuto a Ravenna ed ora detenuto nel carcere di San Gimignano (Siena) dove sta scontando una condanna per spaccio di stupefacenti.

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