Ravenna, delegazione politica in visita al carcere: "Situazione agghiacciante"

Ravenna, delegazione politica in visita al carcere: "Situazione agghiacciante"

Ravenna, delegazione politica in visita al carcere: "Situazione agghiacciante"

RAVENNA - Nel carcere di Ravenna, le celle sono cosi' piccole che ci sono tre letti a castello uno sull'altro, e quando arriva l'ora del pranzo, un detenuto e' costretto a mangiare col vassoio sul letto perche' non c'e' spazio per stare seduti in tre. "E' uno spettacolo agghiacciante", fa sapere la consigliera comunale di Sel, Valentina Morigi, che ha visitato la casa circondariale di Ravenna assieme ai consiglieri regionali Gian Guido Naldi e Gabriella Meo, e a Giuseppe Campesi dell'associazione Antigone.

 

Naldi, Meo e Campesi, che stanno visitando tutte le carceri della Regione, spiegano che il "problema del sovraffollamento" riguarda tutte le strutture, ma che a Ravenna cio' che colpisce

sono le dimensioni delle celle, "davvero anguste, con pochissima luce a causa della fila di letti a castello che oscura la finestra". Complessivamente, i detenuti del carcere di Ravenna sono 130, ma il carcere era stato progettato per ospitarne al massimo 60.

 

Inoltre, Campesi fa sapere che, secondo i suoi calcoli, "nel carcere di Ravenna il numero di ore che i detenuti passano in cella e' il piu' alto della Regione". Ciascun detenuto trascorre circa 19 ore al giorno chiuso dentro: ci sono tre ore di passeggio nei cortili e un'ora di 'socialita'' (cioe' di visite a porte chiuse nelle stesse celle). Tutto questo dipende dal numero delle guardie, che sono in sotto

organico: "Dovrebbero esserci 73 agenti, invece attualmente in servizio ce ne sono 54- precisa Campesi- al primo piano c'e' un agente per 40 detenuti. Al secondo e terzo piano, invece, ce ne

sono due (ma uno solo di notte) per 80 detenuti".

 

Dei 130 detenuti, 64 sono giudicabili e 51 condannati definitivamente, 61 sono stranieri e "otto sono

dentro solo per il reato di clandestinita'", osserva Morigi, mentre 70 hanno commesso reati legati alla tossicodipendenza. A proposito dell'episodio di circa un mese fa, quando un detenuto si' e' tolto la vita impiccandosi nella sua cella, Campesi osserva che un altro problema del carcere di Ravenna e' la "mancanza di un protocollo d'ingresso (tra l'altro previsto da una circolare ministeriale), cioe' di una procedura d'accoglienza mirata "all'osservazione psicologica e sanitaria: serve per prevenire le malattie infettive e per evitare i suicidi". Ma nella casa circondariale della citta' bizantina non ci sono spazi per organizzare l'accoglienza, cosi' un detenuto che arriva viene soltanto visitato dal medico, se e' giorno, se e' notte invece viene visitato il giorno seguente.

 

"Con la nuova direzione c'e' stata un'inversione di tendenza, ma c'e' ancora tanto da migliorare", dice la consigliera. "Le celle sono state ritinteggiate e grazie alle donazioni dei volontari intercettati dalla direzione, come Ikea, sono state fatte delle buone cose", riferisce. Ma la vera "nota dolente di

Ravenna- concordano Naldi, Morigi e Campesi- e' la formazione: ci sono tre educatori, ma non c'e' neanche un corso che rilasci una qualifica".

 

Su questo, afferma Morigi, "la Provincia puo' giocare un ruolo fondamentale. Deve tornare a impegnarsi per l'istituzione di corsi professionalizzanti, perche' il carcere non e' un mondo a parte". E se mai dovesse essere realizzata una nuova casa circondariale, come piu' volte il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, ha auspicato, la consigliera di Sel la immagina "nel centro della citta', integrata con la comunita'". (Dire)

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