Ravenna, disservizi nelle distribuzioni postali: Confartigianato scrive alle Poste

Ravenna, disservizi nelle distribuzioni postali: Confartigianato scrive alle Poste

Ravenna, disservizi nelle distribuzioni postali: Confartigianato scrive alle Poste

I gravi ritardi nella distribuzione delle stampe periodiche sono al centro di una lettera di protesta formale inviata da Confartigianato Ravenna alla filiale ravennate di Poste Italiane. Un'azione doverosa dopo che negli ultimi mesi "numerosi imprenditori associati hanno lamentato allarmanti ritardi nella distribuzione della corrispondenza ed in particolar modo nel recapito del nostro bimestrale AziendePiù". Confartigianato non esita a definire "inefficiente" e "inaccettabile" il servizio offerto.

 

"Abbiamo provveduto a monitorare direttamente le consegne del nostro periodico e degli altri organi di stampa recapitati alle nostre Sedi e riteniamo di trovarci, in effetti, di fronte ad una situazione inaccettabile - scrive l'associazione -. Solo alcuni casi recenti: la distribuzione di AziendePiù nr. 5/2010, impostato al CPO di Ravenna il giorno 9 novembre, è stata completata solo il giorno 26 (e gli ultimi a riceverlo sono stati alcuni Associati di Ravenna e Classe). AziendePiù 6/2010, impostato il giorno 15 dicembre, è stato recapitato a Ravenna e nella zona di Lugo tra martedì 28 e mercoledì 29 dicembre".

 

"Confartigianato e Confartigianato Servizi realizzano periodici (AziendePiù e Notiziario Artigiano) dove vengono inserite notizie ed informazioni necessarie ed importanti per le aziende associate - fa notare l'associazione -. E' necessario poter contare su una consegna effettuata in un lasso di tempo accettabile. Riteniamo che due settimane siano francamente troppe, soprattutto considerando un costo di distribuzione molto alto, che nel corso del 2010 si è avvicinato addirittura al costo stesso di stampa della rivista".

 

"Ma se non si può contare su tempi certi di distribuzione - rileva l'associazione -, diventa difficile comunicare notizie e scadenze alle aziende, e gli stessi investitori pubblicitari sono meno interessati ad utilizzare questi mezzi, producendo un circolo vizioso e negativo che va interrotto". 

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