Ravenna, docenti e ricercatori in assemblea per ragionare sulla riforma Gelmini

Ravenna, docenti e ricercatori in assemblea per ragionare sulla riforma Gelmini

RAVENNA - Si è svolta venerdì mattina alla facoltà di Beni culturali, palazzo Corradini, l'assemblea indetta dal preside Pierfrancesco Callieri sul futuro dell'ateneo, in riferimento soprattutto alla situazione del personale e alla riforma Gelmini. Vi ha preso parte, tra gli altri, il vicesindaco Giannantonio Mingozzi, che ha difeso a tutto campo l'insediamento ravennate "e quindi anche il ruolo dei ricercatori, perché si collega direttamente con la vocazione dei nostri corsi, rivolta alla ricerca, alla qualificazione scientifica, alla competitività rispetto ad altri atenei".

 

E ancora: "I tagli previsti per l'ateneo di Bologna dalla Finanziaria, che ammontano a sessanta milioni di euro, mettono a rischio le condizioni minime perché l'università di Bologna e le sedi romagnole continuino a vivere. Lo diciamo da Ravenna perché siamo uno dei poli che raccoglie più risorse da enti locali e privati, 2,5 milioni di euro all'anno in media, e attraverso la Fondazione Flaminia riusciamo a sostituire parte dei mancati trasferimenti dallo Stato. Ma sia chiaro che la nostra difesa, in ragione sia della riforma sia delle prospettive future di ricercatori che debbono avere una prospettiva certa e non restare precari a vita, si basa anche su corsi di laurea e facoltà che non sono doppione di nessuno ma che anzi hanno trovato a Ravenna un terreno fertile - come Scienze ambientali e Conservazione dei beni culturali - quando tutti li consideravano corsi di nicchia senza nessuna prospettiva occupazionale".

 

"In questi anni noi ci abbiamo creduto, abbiamo investito risorse e destinato immobili e oggi ci troviamo con la provincia che registra la percentuale più alta di incremento delle matricole, anche nelle facoltà di Ingegneria, Giurisprudenza, Scienze e Medicina, con un giudizio eccellente sulla qualità dei corsi e prospettive di lavoro ottime".

 

"Per questo - ha concluso Mingozzi - se oggi la priorità, come dice il rettore Dionigi, è quella di salvare l'ateneo, noi questa partita la giochiamo a tutto campo, mettendo in rilievo che il decentramento di corsi a Ravenna e in Romagna è stato una scelta che ha alleviato di molto il peso degli oneri pubblici sulla spesa dell'ateneo, ha trovato conferma nella qualità e nella originalità degli insediamenti, nel numero degli studenti iscritti, ormai quattromila a Ravenna e più di ventimila in Romagna, in sedi prestigiose offerte dagli enti locali, in città che via via sono divenute universitarie e quindi in un percorso che indichiamo - come ha già fatto la commissione di indagine ministeriale - al Governo e al Parlamento come esempio virtuoso che non ha pari in campo nazionale".

 

"In questo senso abbiamo sempre chiesto ai docenti di scegliere Ravenna non come succursale di Bologna ma in via definitiva, spendendosi loro stessi per la crescita dell'università. Abbiamo chiesto agli studenti di collaborare, affinché il livello dei servizi sia sempre più adeguato, anche per i fuori sede. Difendiamo oggi i ricercatori, affinché divengano loro stessi parte essenziale dell'università a Ravenna e si vedano riconosciute quelle prospettive di certezza senza le quali diverrebbe aleatorio anche puntare sulla qualità scientifica, sull'innovazione e su personale capace di supportare tutte le novità".

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