Ravenna Festival: �Gala' presentato dal Wiener Staatsballett

Ravenna Festival: ‘Gala' presentato dal Wiener Staatsballett

Ravenna Festival: �Gala' presentato dal Wiener Staatsballett

RAVENNA - La danza sviluppa appieno il tema centrale di Ravenna Festival, appunto la fiaba, con gli ultimi due appuntamenti. L'aspetto meraviglioso sarà declinato con lo straordinario ‘Gala' presentato dal Wiener Staatsballett, diretto da Manuel Legris, magnifico ballerino dell'Opéra de Paris e fuoriclasse del balletto mondiale, in esclusiva italiana per Ravenna Festival sabato 2 luglio al Palazzo de Andrè, ore 21.

 

Il cerchio si chiuderà con ‘Le Troiane', nuova creazione di Micha van Hoecke con il ritorno a Ravenna del grandissimo Lindsay Kemp (6 luglio, Teatro Alighieri).

 

Lo spettacolo è realizzato con il prezioso contributo di Itway.

 

Purezza e sensibilità. Ma anche versatilità, intelligenza interpretativa e passione. La grandezza di Manuel Legris poggia su queste basi. Le stesse su cui da direttore sta facendo rifiorire lo storico Wiener Staatsballett. Una nuova generazione di artisti, smaglianti interpreti della tradizione della danza classica, che sa però reinterpretare le sensibilità del nostro tempo. Lo dimostra il programma concepito per questo ‘Gala' nel quale le étoiles e i solisti del Wiener Staatsballett, con lo stesso Legris, presentano un compendio di cento anni di danza che dai fulgori di Petipa tocca le architetture di Balanchine fino alla riscrittura di Forsythe; e che dal dramma intimista di MacMillan va al pathos di Eifman.

 

Manuel Legris, scelto e lanciato da Rudolph Nureyev negli anni in cui l'insuperato ballerino e coreografo guidava il Ballet National de l'Opéra de Paris, la più antica Maison de Danse d'École al mondo, rappresenta le qualità più auliche dell'armonia classica, nella sua danza di purezza apollinea. Ma, in più, questo danzatore ‘essenziale', mai ridondante e retorico, profondamente incisivo proprio per la sua capacità di sfrondare e andare alla motivazione più sincera di un pensiero coreografico, ha una sensibilità e intelligenza interpretativa tali da mettersi totalmente al servizio della coreografia da interpretare, riuscendo così nel difficile compito di esaltare insieme la danza e la sua propria personalità, in una cantabilità di movimento che vibra di emozione. In scena si avvicenderà con un cast di interpreti eccellenti: Olga Esina, Maria Yakovleva, Liudmila Konovalova, Nina Poláková, Kiyoka Hashimoto, Fanziska Wallner-Hollinek, Roman Lazik, Kirill Kourlaev, Denys Cherevychko, Mihail Sosnovschi, Masayu Kimoto, Alexandru Tcacenco e il giovanissimo italiano Davide Dato.

 

Oltre alla qualità dei singoli solisti, spicca la scelta attenta del programma, che sintetizza insieme le linee artistiche del Balletto e un lungo periodo storico della danza novecentesca. Se i due estratti dal Lago dei cigni nella coreografia di Nureyev ribadiscono appunto il legame artistico sia della compagnia viennese che di Legris con il supremo danzatore, la grande tradizione classica novecentesca, nei due côté formalistico e narrativo, è celebrata al meglio, da un lato dalla declinazione dell'erotismo e della passione amorosa fatta dal britannico Mac Millan, dal russo Eifman e dal francese Petit; dall'altro dalle gioiose, virtuosistiche celebrazioni della danza/danza di George Balanchine. A fare da spartiacque con il Nuovo Millennio ballettistico spicca poi The vertiginous Thrill of exactitude di William Forsythe, esilarante declinazione, a velocità supersonica, di un ‘allegro' coreografico per cinque ballerini, in cui si dimostra che la tecnica è talmente padroneggiata da farne ciò che si vuole.

 

Manuel Legris desidera anche indicare talenti coreografici emergenti, sui quali appuntare l'attenzione: il tedesco Marco Goecke; il praghese Jirí Bubenícek, l'afro-tedesco Patrick De Bana. Di quest'ultimo sarà proprio Manuel Legris a danzare l'assolo A portrait of... brano delicato, introspettivo, fatto di dettagli espressivi e di fluente musicalità, creato su misura su questo gentile ‘gigante della danza', che anche con un breve gesto del braccio o il dardeggiare del suo sguardo azzurro catalizza l'attenzione della più grande platea. Vedendolo danzare, allora, non si potrà non dare ragione all'intuizione del critico Marc Haegerman che ha scritto: "Se Manuel Legris come direttore sarà in qualche modo paragonabile a Manuel Legris danzatore, allora un futuro davvero brillante aspetta i Viennesi".

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