Ravenna: Forestale e Capitaneria di Porto in aiuto delle tartarughe marine

Ravenna: Forestale e Capitaneria di Porto in aiuto delle tartarughe marine

Ravenna: Forestale e Capitaneria di Porto in aiuto delle tartarughe marine

RAVENNA - Il Corpo Forestale dello Stato e la Capitaneria di Porto di Ravenna hanno soccorso negli ultimi anni centinaia di tartarughe marine che nuotavano in difficoltà vicino alla costa oppure si erano arenate sulle nostre spiagge, già morte o  in attesa di una lenta e dolorosa fine.  Il mare Adriatico rappresenta un'area di alimentazione  molto importante soprattutto nei mesi estivi per le tartarughe appartenenti alla specie Caretta caretta, la più comune nei nostri mari.

 

Pur potendo raggiungere il metro di lunghezza la Caretta caretta è la tartaruga più piccola tra quelle che frequentano il Mediterraneo: tale specie è caratterizzata da un carapace (volgarmente "guscio" o "scudo") di colore marrone-rossiccio dotato di cinque coppie di scudi costali e da un piastrone giallastro a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni.  Mentre in mare, grazie alle grandi pinne anteriori e a quelle posteriori rigide, le tartarughe marine possono raggiungere i trenta chilometri orari e proteggersi da possibili pericoli, sulla terraferma diventano molto vulnerabili poiché, data la loro mole, si muovono molto lentamente ed al contrario delle tartarughe di terra non hanno la capacità di ritrarsi nel guscio per proteggersi.

Il resistente carapace, caratteristico di questi rettili, è in grado di difenderle in mare dai vari predatori naturali al punto che solo i grandi squali possono avere su di loro letali conseguenze, ma in alcun modo riesce a proteggerle dalle eliche delle imbarcazioni che inesorabilmente le feriscono, a volte, a morte. Ma è quasi sempre l'uomo la più pericolosa minaccia per le tartarughe marine: da chi le cattura per cibarsene o da chi le rinchiude in piccoli acquari domestici. Anche i carapaci possono divenire motivo della cattura in quanto possono essere utilizzati interi come soprammobili oppure ridotti a formare scatoline, ciondoli, braccialetti, fermacapelli o altri oggetti.

L'uomo oltre ad ucciderle direttamente provoca la loro morte anche modificando irresponsabilmente l'habitat in cui vivono: una delle tante conseguenze può essere quella che si è manifestata la scorsa estate quando molte tartarughe sono state colpite dalla cosiddetta "Debilitated Turtle Syndrome" cioè dalla "sindrome delle tartarughe debilitate". Infatti molti esemplari, soprattutto di ridotte dimensioni, sono risultati infestati da piccoli crostacei chiamati "balani" o "denti di cane" che solitamente crescono sul carapace delle tartarughe ma, se esse si muovono poco, possono moltiplicarsi ad un livello tale da infestare anche zampe, testa e collo, condannandole lentamente alla morte.

Vari studi si stanno svolgendo al fine di comprendere se la poca mobilità delle tartarughe dovuta alla loro debilitazione sia la causa dell'infestazione di balani oppure se le mutate condizioni ambientali (aumento della temperatura, aumento di alcuni nutrienti) abbiano provocato un aumento della capacità proliferativa di questi crostacei che, infestando totalmente le piccole tartarughe, hanno reso così poco agile il loro nuoto condannandole spesso alla morte.

Un'altra causa di morte, purtroppo molto frequente, è il soffocamento a causa dell'ingestione di buste di plastica scambiate per meduse o dell'intrappolamento nelle reti a strascico dei pescatori. La specie Caretta caretta è protetta da vari trattati e accordi internazionali ed è anche citata come specie in pericolo di estinzione e di cui sono vietati la detenzione (se non per scopi scientifici) e tutti gli scambi commerciali dalla C.I.T.E.S. (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione): appropriarsi del carapace è pertanto vietato e prevede sanzioni di carattere penale.   

Durante l'anno 2009 il Corpo Forestale dello Stato e la Capitaneria di Porto di Ravenna hanno rinvenuto circa un centinaio di esemplari di Caretta caretta (di cui un terzo in vita) sulle spiagge del litorale del ravennate soprattutto a Casalborsetti, Marina di Ravenna e Marina Romea. La maggior parte dei ritrovamenti si è verificata durante i mesi di agosto e settembre, ma soprattutto nel mese di agosto vi è stata una grande percentuale di tartarughe infestata da balani, infatti dei 34 esemplari rinvenuti ben 21 risultavano infestati dai fastidiosi crostacei.

Le tartarughe sono state consegnate alla Fondazione Cetacea Onlus di Riccione che si è adoperata alla loro cura, eliminando i balani dal loro carapace ed alimentandole con pesci, molluschi e crostacei. Una volta in salute, sono state rilasciate nell'ambiente naturale, libere di riprendere la loro importante funzione nell'ecosistema marino.

Se passeggiando sulle sabbiose spiagge della costa romagnola capitasse di imbattersi in qualche esemplare di tartaruga Caretta caretta morto spiaggiato o avente bisogno di cure, è opportuno chiamare il Corpo Forestale dello Stato (numero verde 1515 - chiamata gratuita)  o la Capitaneria di Porto (numero verde 1530 - chiamata gratuita) che da tempo contribuiscono alla salvaguardia di tale specie ormai fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo ed al limite dell'estinzione nelle acque territoriali italiane.


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