RAVENNA - Fusignani: in provincia basso indice di franosità e dissesto collinare

RAVENNA - Fusignani: in provincia basso indice di franosità e dissesto collinare

RAVENNA - L’assessore della Provincia di Ravenna alla protezione civile, Eugenio Fusignani, ha partecipato al meeting di chiusura del Progetto triennale Life – Slid della UE, sulle frane superficiali, tenutosi presso l’aula Magna del Dipartimento di Scienze della Terra e Geologiche (DiSTeG) dell’Università di Bologna.


Intervenendo dopo l’apertura dei lavori da parte del Magnifico Rettore, Pier Ugo Calzolari, Fusignani ha sottolineato l’importanza della ricerca e il ruolo dell’Università, auspicando che la politica non permetta penalizzazioni a questi fondamentali settori, che, invece, vanno maggiormente sostenuti ed incentivati anche attraverso cospicui aumenti di risorse finanziarie.


Nel corso del suo intervento, Fusignani si è soffermato sulle criticità del territorio ravennate: “I dati ufficiali indicano un indice di franosità medio nel territorio collinare-montano che si attesta su valori bassi, pari al 7,6%. E’ basso, pari al 7,9%, anche l’indice del dissesto delle colline argillose, le più fragili dal punto di vista idrogeologico. In realtà, il dissesto idrogeologico superficiale è estremamente concentrato in alcune vallecole calanchive e semi-calanchive, a nord della Vena del Gesso, ove le frane superficiali hanno interessato, da sole, negli ultimi 15 anni, anche più del 50% dei versanti”.


Una così elevata concentrazione del dissesto idrogeologico costituisce un problema rilevante in quanto ha messo e mette a rischio di interruzione lunghi tratti delle strade provinciali di crinale. Ma anche la viabilità comunale e le strade interpoderali sono a rischio, così come qualche edificio pubblico e le abitazioni.


Peraltro i lavori per la stabilizzazione dei pendii e la messa in sicurezza delle infrastrutture sono costosi, perchè in molti casi debbono prendere in considerazione vaste porzioni di versante, a monte e a valle delle infrastrutture. Uno dei motivi è che molte frane, di piccole dimensioni e poco profonde, si sviluppano in terreni ad uso agricolo, per i quali è difficoltoso controllare nel tempo la raccolta e il corretto deflusso delle acque superficiali. Queste piccole frane superficiali vanno ad interferire a valle, sotto forma di colate di fango, con le strutture antropiche; a monte, mettono a rischio le strutture a causa, per lo più, dell’arretramento veloce delle testate dei calanchi.

“La possibilità, per la Provincia, di disporre di strumenti conoscitivi per la previsione temporale del rischio idrogeologico – ha proseguito l’assessore - permetterebbe naturalmente di ridurre notevolmente il rischio derivato dalle colate di fango e detriti.”


Lo sviluppo di attività di previsione e prevenzione ridurrebbero altresì la necessità di interventi in emergenza, secondo le modalità operative definite nell'ambito del Piano Provinciale di Protezione Civile al quale concorrono vari Enti a diverso titolo. Un software tramite il quale progettare la rete scolante superficiale nei terreni agricoli, e in definitiva di ottimizzare anche le tecniche di lavorazione dei terreni, permetterebbe invece di ridurre il rischio idrogeologico derivato dagli scivolamenti superficiali.

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“Abbiamo usufruito di un finanziamento triennale Life della Unione Europea (SLID, 2003 - 2006) – spiega Fusignani - per monitorare alcune porzioni di versanti per individuare le cause ultime dei franamenti superficiali, ai fini della previsione temporale e per sviluppare un software di supporto alla gestione ottimale delle aree acclivi a substrato argilloso, per la prevenzione del dissesto. Il software, sviluppato in questa ricerca, permette di tracciare la rete scolante superficiale ottimale al fine di attenuare il rischio idrogeologico, soprattutto le frane superficiali che sono la classe di dissesto idro-geologico più frequente nell'Appennino Emiliano - Romagnolo. Tenendo conto peraltro che localmente, i numerosi piccoli franamenti (area < 1000 mq) contribuiscono a generare colate complesse di fango e detriti, lunghe più di 1 km e larghe più di 200 m, che possono mettere a rischio anche la vita umana.”

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