Ravenna, Fusignani (Pri): "Giù le mani da Mazzini"

Ravenna, Fusignani (Pri): "Giù le mani da Mazzini"

Il prossimo centocinquantenario dell'Unità d'Italia, si apre con un inopportuno quanto menzognero ed inqualificabile attacco a Giuseppe Mazzini, uno dei massimi artefici dell'Unita'. E', infatti, inqualificabile, oltre che falso e tendenzioso, il giudizio espresso su Mazzini sulle reti RAI, da un sopravvalutato giornalista come Bruno Vespa, il quale, irridendo l'apostolo genovese, ha inoltre dimostrato di non conoscere la storia del nostro Paese, pur scrivendone pagine di libri.

 

Ancor più grave che tutto avvenisse nell'ambito del servizio pubblico che, per sua vocazione, quand'anche non in sintonia col pensiero individuale, dovrebbe rappresentare una garanzia di corretta e documentata informazione ed educazione.

 

Un personaggio come Bruno Vespa, famoso soprattutto per essere considerato il più servile portavoce del potere di turno e della Chiesa, che sfrutta miserabilmente il suo ruolo di giornalista televisivo pubblico per vendere i suoi libri, non può permettersi di insultare la storia del Paese, descrivendola a suo piacimento quasi per il gusto di vendicarsi, magari per "conto terzi", di chi fatto in modo che l'Italia sia una Repubblica, libera ed indipendente, con un Tevere largo quanto basta per garantire a tutti una vita degna in una democrazia moderna.

 

 Se oggi siamo un Paese nel quale anche giornalisti di modesta levatura come Vespa possono esercitare il loro mestiere, esprimendo liberamente anche le loro mediocrità e bassezze,  lo si deve soprattutto all'opera di uomini come Giuseppe Mazzini, che hanno speso tutta la loro esistenza per creare una coscienza, una cultura ed un'identità nazionale. Nonostante l'ostracismo, i freni e l'avversione di potenze straniere, di resistenze interne e, soprattutto, della Chiesa Cattolica.                                                             

 

Ci sono voluti cento anni prima che Papa Paolo VI riconoscesse al Paese il proprio ruolo; e oggi non sarà certamente un operatore della disinformazione, a riportare indietro le lancette della storia. Difendere l'onore di Mazzini è un obbligo per chi crede nei valori di questo Stato e di questa Costituzione; ma lo è ancor di più per chi ha a cuore il futuro di un Paese che, per affrontare degnamente le sfide del futuro, non può permettersi di vedere calpestato il proprio passato.

Mazzini, fu modello d'onestà, per il bene comune e per il progresso, morale e civile degli italiani.

 

Fu il precursore della democrazia e della libertà, prima come discepolo e poi come apostolo della Giustizia; una figura che riuniva in se quelle caratteristiche uniche, che dovrebbero essere patrimonio peculiare di ogni uomo, politico e non, in ogni epoca e in ogni nazione. Denigrare ed infangare il nome di Mazzini, significa offendere la libertà e la dignità sacra di ogni uomo. Ma soprattutto significa offendere la memoria di uno dei più grandi pensatori politici della storia dell'umanità        Questo non posso accettarlo come amministratore, come repubblicano, come mazziniano, ma soprattutto come cittadino di questo nostro amato Paese.

 

Per questo auspico che il solerte direttore Masi, o qualche alto dirigente Rai, si preoccupino di quanto accade, al riguardo, negli studi di quel servizio che, quasi per ironia della sorte, ha sede proprio in  Viale Mazzini.

 

E per questo, nell'esprime la preoccupazione per quanto avviene in RAI, non permetteremo a nessun Vespa, che ronzi o meno nel servizio pubblico o "al servizio" di qualcuno, di irridere sguaiatamente la figura di Giuseppe Mazzini, offendendone l'opera e il pensiero.

 

Eugenio Fusignani

(assessore provinciale repubblicano)

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