Ravenna: "Idomeneo" di Mozart e il rapporto tra padre e figlio

Ravenna: "Idomeneo" di Mozart e il rapporto tra padre e figlio

RAVENNA - Venerdì 19 e domenica 21 marzo il Teatro Alighieri di Ravenna, chiuderà il sipario sulla stagione d'opera 2010 con Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart presentato nel nuovo allestimento coprodotto da due prestigiosi e storici teatri, il Comunale di Bologna e il Regio di Torino. In buca l'orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta Michele Mariotti, mentre la regia è firmata da Davide Livermore.

Commissionato dal principe Karl Theodor e andato in scena a Monaco di Baviera il 29 gennaio 781, Idomeneo determina un punto di svolta nella produzione operistica mozartiana e nel teatro musicale settecentesco. Mozart aveva lavorato nelle condizioni ideali: a sua disposizione erano la celebre orchestra di Mannheim, all'epoca trasferita a Monaco, e una compagnia di canto a lui nota sin dal viaggio a Mannheim degli anni immediatamente precedenti. Il libretto, dell'abate Giambattista Varesco, deriva dalla tragédie lyrique Idomenée di André Campra, su versi di Antoine Danchet, rappresentata a Parigi nel 1712.
Soggetto dell'opera è la vicenda di Idomeneo re di Creta il quale, per salvarsi da un naufragio, promette a Nettuno di sacrificare la prima persona che avrebbe incontrato una volta approdato a terra. La vittima si rivela essere il figlio Idamante che, se nella tragedia di Danchet viene sacrificato, nell'Idomeneo mozartiano si salva grazie all'intervento della Voce, la quale, dopo che Idamante ha sconfitto un mostro marino e si prepara al sacrificio, annuncia che l'ira degli dei si placherà se Idomeneo rinuncia al trono a favore di Idamante e acconsente al suo matrimonio con Ilia. Il rapporto tra padre e figlio, infatti, si intreccia con la vicenda amorosa tra Idamante e Ilia, figlia di Priamo re di Troia e dunque avversaria dei cretesi. A rendere questo nodo ancora più intricato si aggiunge l'ambiziosa Elettra, figlia di Agamennone, personaggio introdotto dallo stesso Danchet, la quale è innamorata di Idamante.
 
Il regista, Davide Livermore, ha tentato di cogliere alcune costanti della cultura occidentale nei personaggi di quest'opera e di interpretarli alla luce della psicanalisi: "Nettuno, Idomeneo, il Mostro, la Voce, sono i soggetti straordinari di questa vicenda; il rapporto tra l'uomo, la deità, gli inferi e la verità, sta alla base della cultura occidentale pre e post-freudiana. Il tempo di Mozart ci dice che l'uomo è il centro, l'uomo ha la responsabilità, è il creatore di deità, di inferi e di mostri. È Idomeneo che deve trovare la strada per capire, ragion per cui la Voce, in questo allestimento, si manifesterà dentro Idomeneo. [...] Il mostro è Idomeneo, il mostro è l'effetto di una causa messa dall'uomo. Si pensi a che tipo di valenze psicanalitiche straordinarie prende quindi l'uccisione del mostro da parte del figlio Idamante. Ogni figlio ha bisogno di uccidere un padre per poter esistere, per affermare la propria vita e tentare di dirottarne il destino".
La chiave della visione di Livermore è appunto l'interiorità dei personaggi, in particolare quella di Idomeneo. Per raggiungere la felicità non serve un sacrificio, è necessaria una scelta di vita, che  comporta il superamento non solo del voto, ma pure del passato di Idomeneo, rendendo possibile il matrimonio di Idamanante con Ilia, la figlia del nemico, colei alla quale Idomeneo ha contribuito a sterminare la famiglia. Se di sacrificio dunque si parla è quello dell' "io" di Idomeneo. "La grande difficoltà nel mettere in scena Idomeneo" spiega ancora il regista "sta anche in un'azione scenica ridotta e in un dramma prevalentemente interiore che si consuma nell'arco della rappresentazione. Per questo trovo, nei turbamenti emotivi e nel profondo contrasto di ogni personaggio, la straordinaria modernità di quest'opera".

Il potere evocativo del mito è  ambientato in un non tempo, con elementi classici e di altre epoche. In collaborazione con lo scenografo, Santi Centineo e con la costumista Giusi Giustino, Livermore ha scelto come riferimento visivo David La Chapelle "straordinario artista visivo dei nostri tempi capace di rendere mitica la contemporaneità". L'Orchestra e il Coro sono quelli del Teatro Comunale di Bologna, diretti da Michele Mariotti che dal 2007 ne è il Direttore Principale. Di origine pesarese, Mariotti si è formato nella sua città natale, debuttando nell'opera 2005 con Il barbiere di Siviglia di Rossini. Negli anni successivi si è dedicato prevalentemente a Rossini (Italiana in Algeri, La gazza ladra), Bellini (I puritani), Donizetti (Don Pasquale) Verdi (Simon Boccanegra, Traviata, Rigoletto, Nabucco), Puccini (Gianni Schicchi) dirigendo prestigiose orchestre in vari teatri italiani ed esibendosi anche al Théâtre des Champs-Elysées, Lima, Las Palmas di Gran Canaria, Washington e Los Angeles.

In scena Jason Collins nei panni di Idomeneo, Giuseppina Bridelli nel ruolo di Idamante, Ilia impersonata da Barbara Bargnesi, Elettra da Valentina Corradetti e Guanqun Yu. Enea Scala e Gabriele Mangione danno vita ad Arbace, mentre il Gran Sacerdote è interpretato da Paolo Cauteruccio e Ramtin Ghazavi. La voce dell'oracolo di Nettuno è quella di Michele Castagnano e di Sandro Pucci.

Martedì 16 marzo alle 17.30, nella Sala Arcangelo Corelli del Teatro Alighieri, la presentazione dell'opera curata da Giorgio Appolonia.

Info e prenotazioni: tel. 0544 249244 | www.teatroalighieri.org

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