Ravenna: il dramma della paracadutista, eseguita l'autopsia. Giovedì il ritorno in Sicilia

Ravenna: il dramma della paracadutista, eseguita l'autopsia. Giovedì il ritorno in Sicilia

Ravenna: il dramma della paracadutista, eseguita l'autopsia. Giovedì il ritorno in Sicilia

RAVENNA - Si è svolta mercoledì mattina presso la camera mortuaria dell'ospedale di Ravenna l'autopsia sul corpo di Melania Giovanna La Mantia, la caporale di 22 anni caduta nel bacino artificiale della cava Ca'Bianca al termine di un lancio col paracadute. Gli accertamenti hanno chiarito che la morte della soldatessa è avvenuta per asfissia da annegamento. Insomma, quando è precipitata nel laghetto artificiale la giovane era ancora viva.

 

Il sostituto procuratore di Ravenna, Monica Gargiulo, ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Al momento l'unico nome iscritto nel registro degli indagati è il direttore del lancio, difeso dall'avvocato Claudio Arria del foro di Mantova. Ma non è escluso che nel mirino della magistratura possano finire ulteriori nomi. Mercoledì, inoltre, si è svolta anche la perizia sul paracadute della giovane soldatessa in forza al 46esimo reggimento Trasmissioni di stanza a Palermo.

 

La salma di Melania Giovanna rientrerà giovedì nella sua Sicilia a bordo di un aereo messo a disposizione dalle forze armate. Giovedì mattina alla camera mortuaria dell'ospedale civile di Ravenna, il Sindaco Fabrizio Matteucci ha reso omaggio alla salma della ragazza. Prima della partenza della bara per la base militare di Pisignano, Matteucci ha nuovamente espresso le condoglianze e la solidarietà della comunità ravennate al padre, al fratello e al fidanzato della giovane paracadutista dell'esercito che ha perso la vita al suo primo lancio all'aeroporto della Spreta.

 

Quindi la salma sarà portata presso la caserma "Turba" di Palermo, dove sarà allestita la camera ardente e celebrato il rito religioso. Quindi ci sarà l'ultimo saluto anche a Trapani, città natale della ragazza.

 

La vicenda di Melania Giovanna è stata seguita con apprensione in tutt'Italia. La ragazza aveva approfittato di una settimana di licenza per recarsi a Ravenna per effettuare insieme ad alcuni amici alcuni lanci per conseguire il brevetto civile di lancio assistito con paracadute tondo. Il 20 febbraio si è lanciata dall'aereo, decollato dall'aeroporto 'La Spreta', da un'altezza di 500 metri. Ma qualcosa non è funzionato secondo le procedure e la ragazza è finita nel bacino artificiale della cava della Ca' Bianca, a poche centinaia di metri dal punto d'atterraggio.

 

I sommozzatori, dopo sei giorni di serrate ricerche, hanno rinvenuto il corpo della soldatessa nel cuore del laghetto, ad una profondità di dodici metri. L'autopsia ha confermato la presenza di acqua nei polmoni. Gli esperti ora dovranno chiarire per quale motivo Melania Giovanna non sia riuscita a sganciare il paracadute e soprattutto perché sia finita nel laghetto anziché nel punto dove era previsto che toccasse terra.

 

I periti nominati dal gip del tribunale di Ravenna, Anna Mori, sono il professore Adriano Tagliabracci dell'Ausl di Ancona ed il maggiore Luca Fiorentini della brigata Folgore di stanza a Livorno. I consulenti nominati dalla difesa sono il professor Pier Michele Germanò di Ravenna ed il paracadutista Gianluca Gaini.

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