Ravenna, il grido di Asshotel Confesercenti: ''No alla tassa di soggiorno''

Ravenna, il grido di Asshotel Confesercenti: ''No alla tassa di soggiorno''

Ravenna, il grido di Asshotel Confesercenti: ''No alla tassa di soggiorno''

RAVENNA - "La Confesercenti esprime una netta contrarietà alla possibile reintroduzione della "tassa di soggiorno", ipotizzata e introdotta in questi giorni nell'ambito della proposta di decreto di attuazione del federalismo". E' quanto ha detto Filippo Donati, presidente nazionale di Asshotel Confesercenti. In tempi di crisi, ha evidenziato, "il turismo è il settore più importante su cui puntare per lo sviluppo dell'intera economia e avrebbe bisogno di incentivazioni".

 

Per Donati occorrone "politiche adeguate invece di un balzello che ne comprometterebbe la competitività, soprattutto in un periodo in cui calano le presenze, la redditività e i fatturati delle imprese, con tassi di occupazione delle camere sempre più ridotti e di cui poco si parla, anche in tutta la Provincia, anziché dei propositi di nuovi desiderati alberghi. La priorità per tutti noi deve essere quella di riconquistare quote di turismo in primo luogo internazionale".

 

"Le imprese ricettive, in questi ultimi anni, hanno subìto un continuo aumento di costi mantenendo invece bassi i prezzi e incrementando offerte e promozioni - ha proseguito Donati -. Se venisse introdotta un'ulteriore gabella sarebbe un danno per l'economia turistica già molto penalizzata dalla crisi dell'economia e dallo svantaggio di avere un'iva più alta rispetto ai nostri competitori europei e dalla scarsa promozione del turismo italiano.

 

"Il turismo - ha chiosato il presidente di Asshotel Confesercenti - rappresenta un volano anche per gli altri settori produttivi e fornisce un apporto determinante allo sviluppo economico generale, molto maggiore rispetto ai costi che comporta e quindi non va assolutamente penalizzato seppure con una tassa che i Comuni non avrebbero l'obbligo di introdurre, ma che creerebbe comunque una forte disparità tra gli stessi2.

 

"Le risorse per lo sviluppo economico - ha chiarito - vanno ricomprese nella fiscalità generale perché i relativi benefici in termini di qualità della vita e occupazione si riversano sull'intera collettività; un'impostazione diversa, peraltro, porterebbe a un frazionamento di imposte per i vari settori produttivi veramente difficile da gestire o anche solo da ipotizzare (es. una tassa sull'industria, una sull'agricoltura oppure sull'artigianato, ecc.)".

 

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"Del resto la vecchia imposta di soggiorno fu soppressa nel 1989 perché inopportuna e, se venisse reintrodotta ora, il federalismo fiscale partirebbe col piede sbagliato, perché la sua finalità era e deve essere quella di rendere più equa la tassazione e non certo per aggiungere altri costi", ha concluso.

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