Ravenna, in aumento gli abitanti in provincia: +10% rispetto al 2001

Ravenna, in aumento gli abitanti in provincia: +10% rispetto al 2001

Ravenna, in aumento gli abitanti in provincia: +10% rispetto al 2001

RAVENNA - L'analisi della Cgil sulle dinamiche economiche del territorio si arricchisce di un altro strumento. La Camera del lavoro di via Matteucci ha infatti aderito al progetto regionale dell'Istituto ricerche economiche sociali (Ires) dell'Emilia Romagna. Secondo il rapporto Ires, tra le altre cose, nel 2009 in provincia di Ravenna il numero di residenti è cresciuto ulteriormente dell'1% portandosi a quota 389.508, ovvero il 10% in più rispetto al 2001 e l'11,1% in più rispetto al 1991.

 

LE FOTO DELLA CONFERENZA (Di Massimo Argnani)

 

Gli studi dell'Ires affiancano il prezioso lavoro che dal 1993 è affidato all'Osservatorio sulla economia e sul lavoro locali della Cgil di Ravenna che negli anni ha progressivamente arricchito le proprie competenze e sfere di attività.

 

"Il primo rapporto Ires su Ravenna - commenta la segretaria organizzativa Maura Masotti - ci permette di aprire una riflessione approfondita sul futuro del nostro territorio e si innesta in maniera organica sulle indagini che regolarmente il nostro Osservatorio conduce. I risultati delle ultime ricerche ci impongono di soffermarci su tre temi strategici: l'attuale situazione economica, l'impatto della crescita demografica sul welfare e  l'assetto produttivo".

 

Maura Masotti sottolinea il fatto che l'attuale situazione economica della provincia sta risentendo pesantemente della prolungata fase di recessione: "Dalle nostre rilevazioni emerge chiaramente che la crisi non è finita. Sotto il profilo occupazionale possiamo dire con certezza che fino al prossimo aprile saranno almeno 3.850 i lavoratori in cassa integrazione. Si tratta di numeri elevati che producono un forte impatto sul tessuto sociale ed economico. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è in lieve flessione in termini assoluti, ma bisogna considerare che la crisi ha già prodotto la fuoriuscita dal lavoro di circa 1.500 persone. Quindi tenuto conto che ci sono meno lavoratori alle dipendenze delle imprese che sono transitate nell'uso degli ammortizzatori sociali, in termini relativi i valori risultano quasi invariati".

 

L'indagine Ires mostra un'evoluzione demografica complessa che va studiata con attenzione. "Ci sono dinamiche in atto che vanno interpretate - commenta la Masotti -. Si sta infatti assistendo a una crescita della popolazione che è contraddistinta da un aumento dei cosiddetti inattivi (che nel 2009 hanno raggiunto il 36,42% del totale della popolazione), cioè le fasce di popolazione che non lavorano (0-14 anni e over 65). A parità di saldo migratorio, in futuro avremo serie difficoltà a sostenere il benessere attuale della popolazione, visto che potremo fare affidamento su un numero minore di lavoratori produttori. Questo problema rischia di riflettersi pesantemente sulla tenuta del welfare locale, sul quale ad inizio anno saremo chiamati a misurarci in un tavolo di confronto. Che ci piaccia o no, l'attuale evoluzione demografica ci impone di affrontare il tema anche in un'ottica di medio e lungo periodo per non farci trovare impreparati nel momento in cui si manifesteranno i fenomeni che la nostra indagine ha evidenziato".

 

L'altro tema su cui la Cgil intende soffermarsi è lo sviluppo economico del territorio: "La conferenza sull'economia locale ha definito gli assi strategici su cui investire - commenta la Masotti -: green economy, porto ed economia della conoscenza. Bisogna concentrare le energie verso questi potenziali sbocchi strategici, limitando al massimo la dispersione di fondi su progetti non altrettanto rilevanti. Tutto ciò implicherà una nuova capacità selettiva rispetto l'intera progettazione prodotta, ma questo ci impone una rigorosa condizione finanziaria che non è, al momento, in grado di coprire tutto quanto previsto. E' indubbio che la classe imprenditoriale è chiamata a giocare un ruolo decisivo per il rilancio del territorio. Le imprese devono essere in grado di tradurre gli indirizzi che si sono delineati nella conferenza economica e che devono costituire la base per un nuovo patto dello sviluppo".

 

 

  

  

IL RAPPORTO IRES

  

La demografia. Nel 2009 in provincia di Ravenna il numero di residenti è cresciuto ulteriormente dell'1% portandosi a quota 389.508, ovvero il 10% in più rispetto al 2001 e l'11,1% in più rispetto al 1991. La maggiore crescita demografica si è quindi registrata nel decennio 2001-2010 e nel confronto con il resto della regione appare chiaro che la popolazione ravennate cresce ad un tasso più sostenuto di quanto accada a livello regionale. Nel periodo 2004-2005 le crescite più significative hanno riguardato Sant'Agata sul Santerno (+22,5%), Bagnara di Romagna (+21,7), Massa Lombarda (+15,8), Russi (+12,4). Ravenna ha fatto segnare un +7,1%. L'incremento medio provinciale è stato del 6,6% e c'è stato solo un caso di decrescita: a Casola Val Senio con il 2,1% in meno di residenti.

 

Le caratteristiche strutturali della popolazione stanno cambiando e spicca la crescita degli inattivi, cioè le persone che non costituiscono forza lavoro. Si tratta delle fasce di età 0-14 anni e over 65 anni. Nel 2001 le due fasce rappresentavano il 34,65%, nel 2008 il 36,30% e nel 2009 il 36,42. In particolare negli ultimi dieci anni la fascia 0-14 anni ha subito una forte accelerazione e nel 2009 è arrivata a rappresentare il 12,67% della popolazione. L'aumento degli over 65 cresce di oltre il 30% negli ultimi 20 anni e del 9,4% negli ultimi 10 anni. Nelle classi comprese tra i 15 e i 29 anni il numero di residenti non è sufficiente a rimpolpare la classe successiva (30-39 anni) creando quindi dei vuoti anche in termini di possibile offerta di lavoro. La situazione lascia pensare che tra dieci anni, senza variazioni nel saldo migratorio, gli attuali ventenni non riusciranno a sostituire gli attuali trentenni.

 

Popolazione straniera. Nel 2009 i residenti stranieri in provincia risultano essere 40.677, aumentando ulteriormente del 10,5% nel corso dell'ultimo anno. A livello provinciale spicca la presenza di residenti stranieri nelle località Massa Lombarda (15,2%), Conselice (14,4), Fusignano (12,5), Sant'Agata sul Santerno (11,2), Ravenna (10,9). La media provinciale è del 10,4%.

Dai dati si desume che gli stranieri non solo spiegano totalmente la variazione della popolazione complessiva nel 2009, ma anche che senza l'apporto dei residenti stranieri la popolazione ravennate avrebbe registrato una contrazione della dimensione demografica in valore assoluto. Nell'ambito delle previsioni, la dimensione demografica raggiunta a Ravenna nel 2009 ha superato non solo i diversi scenari ipotizzati nel 2009 ma anche quelli del 2010.

 

Il quadro strutturale.

Dal confronto dei due ultimi censimenti dell'industria e servizi emergono i principali cambiamenti strutturali che hanno caratterizzato l'occupazione e il numero di unità locali in provincia di Ravenna. Fin dalla prima lettura emerge la forte preponderanza dei settori dei servizi in termini di unità locali: i servizi pesano per il 75% sul totale delle unità locali, mentre l'industria (intesa come industria in senso stretto e costruzioni) supera di poco la soglia del 22%. Da un'indagine più approfondita - confermata dai dati più recenti in possesso delle realtà territoriali - emerge che le attività economiche più rappresentative nel settore dei servizi sono il commercio all'ingrosso e al dettaglio e che il peso delle costruzioni è superiore a quello dell'industria manifatturiera: 11,1% il peso delle costruzioni a fronte del 10,9% del manifatturiero. A Ravenna la dimensione media delle unità locali è pari a 4 addetti.

 

Andamento economico: il Pil. Dopo un periodo di crescita agli inizi del 2006, la provincia di Ravenna comincia a vivere la fase di contrazione già alla fine del 2007 quando la quota di imprese che registrano un miglioramento in produzione, fatturato e ordini comincia a diminuire per poi diventare minoritaria nel passaggio tra il secondo e il terzo trimestre del 2008, ovvero laddove si lascia formalmente cadere l'inizio della crisi con il crack della Lehamn Brother. La caduta di produzione, fatturato e ordini diventa più acuta nei trimestri successivi fino ad arrivare al punto più basso in corrispondenza del secondo trimestre 2009. Nel corso del terzo trimestre si segnala un'inversione di tendenza poi smentita immediatamente dalla rilevazione successiva. Dal quarto trimestre 2009 inizia una faticosa risalita delle variabili considerate e le linee si riaffacciano sul quadrante positivo solo nella rilevazione relativa al secondo trimestre 2010. E' quindi solo a partire dalla metà del 2010 che la maggior parte delle imprese  registra un aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

 

 

 

OSSERVATORIO CGIL

L'analisi si riferisce agli effetti della crisi misurata attraverso l'uso degli ammortizzatori sociali, nella provincia di Ravenna nel periodo ottobre 2008 - giugno 2010. Si è poi effettuato un confronto con i dati aggiornati al 30 novembre 2010 per capire l'evoluzione degli ultimissimi mesi.

Il numero di imprese che hanno fatto ricorso ad almeno una volta a una qualsiasi forma di ammortizzatore sociale ammonta a fine novembre a 826. Mentre a fine giugno erano 773. Il settore più colpito è il metalmeccanico e, al suo interno, particolarmente interessate dalla crisi risultano l'attività metallurgica e la meccanica di precisione, ovvero le lavorazioni a più basso valore aggiunto le prime e quelle a più alto valore aggiunto le seconde. La zona più colpita è il Lughese, a causa dell'alta concentrazione di imprese metalmeccaniche; mentre a risentire maggiormente della recessione sono state le microimprese (da 1 a 19 dipendenti). Da inizio ottobre 2008 a fine novembre 2010 i dipendenti delle imprese in crisi sono passati da 17.493 a 15.979, con una flessione di occupati di 1.514 unità, a giugno erano 1.277. Tra le 826 imprese transitate all'interno del monitoraggio e i sindacati di categoria sono stati sottoscritti 2.280 accordi di utilizzo degli ammortizzatori, 2,76 è il numero medio delle volte che le imprese sono entrate in "cassa". Stabilito che nell'arco dell'intero periodo il ricorso a un ammortizzatore corrisponde a circa 6 mesi di tempo del calendario, possiamo affermare che mediamente per ogni impresa in questi 27 mesi di crisi quelli coperti dall'utilizzo di ammortizzatori sono stati 17 circa. La tipologia di intervento più utilizzata è la cassa integrazione guadagni ordinaria sino a giugno mentre gli ultimi mesi stanno evidenziando la Cigo in diminuzione, mentre la Cigo in deroga e la Cigs sono in aumento. Il trimestre più colpito è stato aprile - giugno 2009, al netto dei fattori che dovranno essere oggetto di riflessioni più articolate e all'interno di parametri qualitativi.


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