RAVENNA - L'Ascom attacca la Provincia: ''No a revisione del Piano commerciale provinciale''

RAVENNA - L'Ascom attacca la Provincia: ''No a revisione del Piano commerciale provinciale''

RAVENNA - L’Ascom Confcommercio della provincia di Ravenna non parteciperà ad alcun tavolo di confronto con l’Amministrazione Provinciale di Ravenna per ridiscutere il Piano commerciale provinciale. Lo afferma la stessa associazione con una nota piuttosto polemica.


La proposta, lanciata alcuni giorni fa dal VicePresidente della Provincia Bruno Baldini, di aggiornare il Piano commerciale provinciale con l’inserimento di centri commerciali specializzati (outlet) lungo l’autostrada A14 e la bretella A14bis, “ci trova nettamente contrari – spiega l’Ascom - e farà precipitare nel baratro centinaia di negozi, già oggi fortemente penalizzati dalla crisi dei consumi che in questi primi mesi dell’anno ha raggiunto livelli altissimi, come dimostrato da tutti i recenti studi”.


“Probabilmente la Provincia non legge con gli stessi nostri occhi i segnali di crisi che il nostro territorio sta attraversando – è l’analisi di Confcommercio -: anche parlarne ci sembra paradossale, figuriamoci quanto ci può apparire assurda la proposta di rivedere il Piano commerciale provinciale”.


I commercianti giudicano “demagogico” prevedere la “possibilità di intercettare una clientela di passaggio, funzione che dovrebbe essere svolta dagli outlet, oltre a quella di creare sviluppo e occupazione”, così come demagogico è “sostenere che tale clientela non frequenterebbe i nostri centri storici”.


“Vorremmo ricordare che, nel corso dello scorso anno, il saldo delle imprese del commercio al dettaglio è stato negativo per 111 unità – fa sapere l’Ascom -: a fronte di 418 imprese cessate, ne sono nate 307. Se allarghiamo l’orizzonte alla nati-mortalità delle imprese del terziario, in provincia di Ravenna lo scorso anno c’è stato un saldo negativo di 388 unità, con 1.255 imprese cessate e 867 imprese nuove nate”.


“Come si fa a parlare di riqualificazione dei negozi tradizionali, addirittura paventando fondi strutturali comunitari, quando i dati parlano di forte crisi del settore? – è la domanda polemica che si pone l’Ascom -. Stiamo ancora aspettando i fondi della legge 41 del 2005 ed ora dovremmo credere a fantomatici fondi europei che, se va bene, potrebbero arrivare tra cinque anni”.


L’Ascom si interroga anche su “che tipo di sviluppo si vuol prefigurare per le nostre città?”. Già, perché per i commercianti “scelte di questo tipo non incidono solo sul futuro della rete distributiva ma hanno una ricaduta sulla qualità della vita dei cittadini: città svuotate della funzione commerciale e dei servizi dovranno abdicare anche dal ruolo aggregativo e socializzante per diventare sempre più terra di nessuno con problemi di degrado e sicurezza, mentre si continuerà ad utilizzare il territorio per costruire finte cittadelle votate ad una modalità di consumo che non va certo nella direzione del risparmio e della tutela del consumatore”.

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“La nostra controproposta è molto chiara, lineare e semplice – conclude l’associazione -: no all’aggiornamento del Piano commerciale provinciale, si alla verifica nel 2010 del Piano per verificare l’incidenza delle scelte effettuate negli anni passati e non ancora oggi operative”.

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