Ravenna, l'assessore Piaia: "Manovra finanziaria danneggia le donne"

Ravenna, l'assessore Piaia: "Manovra finanziaria danneggia le donne"

RAVENNA - "Sull'iniquità della manovra finanziaria molto si è detto, poco si è precisato dell'impatto che avrà nella vita e nelle tasche delle donne italiane - afferma l'assessore alle pari opportunità Giovanna Piaia -. I tagli al pubblico impiego colpiscono un settore prevalentemente femminile in termini di occupazione e di salario per il blocco delle assunzioni e delle retribuzioni. In Italia lo Stato è uno dei principali datori di lavoro delle donne (78% nella scuola, 62% in sanità) anche delle lavoratrici a tempo determinato. Gli effetti negativi nella qualità dei servizi sono già prevedibili, potranno inoltre ritenersi sospesi tutti i potenziamenti di flessibilità di orari e le progettualità di servizi favorevoli alla conciliazione".

 

"La prospettata service box - prosegue Giovanna Piaia -  rischia di accentuare il divario nella formula di servizi essendo proporzionata ai valori immobiliari che potrebbero risultare inferiori laddove anche i servizi sono minori. Nei servizi alla persona il rapporto lavoratrice/utente è cruciale per la qualità del servizio e non recuperabile solo in termini di efficienza nell'organizzazione".

 

"La manovra prevede che dal 2012 uno scaglione solo per le donne del pubblico impiego che andranno in pensione a 65 anni accentuando le disparità accumulate nel corso delle loro vita lavorativa senza consentire di avere maggiore flessibilità nella scelta come prevista dalla riforma Dini. Allo stato attuale agire sulla fase terminale senza aver agito in anticipo sulle differenze e disuguaglianze delle storie retributive non crea parità ma aggiunge una nuova diversità tra lavoratrici pubbliche e private".

 

"Restiamo dunque senza garanzie - continua - sulle future compensazioni e dubitiamo seriamente sulla promessa "più anni di lavoro, più servizi sociali" poiché i tagli della Finanziaria andranno al contrario ad indebolire il sistema dei servizi pubblici e offrire meno risorse retributive anche per l'acquisto di servizi privati. Come può risultare paritaria una scelta che salta la redistribuzione del lavoro dentro la famiglia e non sostiene neanche nella dimensione sociale".

 

"Come possiamo allora - conclude l'assessore Piaia -  non reclamare per tutte le lavoratrici un tempo ricompensato da contributi figurativi per l'attività di cura prestata alla famiglia. Non siamo risarcite da generiche riforme di politiche sociali per la famiglia fatte di investimenti nei servizi prima infanzia o di timidi e sperimentali progetti di welfare aziendale. Sono necessarie contromisure precise che prendano sul serio la necessità di riconoscere il lavoro di cura all'interno della storia lavorativa delle donne. Alle donne, per ora, fino a quando anche gli uomini saranno onestamente titolati di poter compiere le medesime richieste".

 

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