Ravenna, la conferenza su petrolio e gas fa 11mila visitatori

Ravenna, la conferenza su petrolio e gas fa 11mila visitatori

RAVENNA - Non si arresta la crescita dell'Offshore Mediterranean Conference. Quest'anno la manifestazione ha raggiunto quota 11.000 presenze, in aumento del 15% rispetto al 2009. Segno che la manifestazione, giunta alla sua decima edizione, si conferma un'importante crocevia per tutti gli operatori del settore petrolio e gas. Oltre 700 i delegati provenienti da 12 paesi del mondo. Più di 300 gli studenti accreditati.

 

O delegati arrivano da Algeria, Angola, Australia, Azerbaijan, Cina, Egitto, Kazakhstan, Mali, Norvegia, Qatar, Turchia e Turkmenistan. In aumento anche il numero degli espositori, cresciuto del 26% rispetto alla precedente edizione. Quest'anno l'area espositiva si estendeva su 18.000 metri quadrati e poteva contare su 460 compagnie di 25 paesi diversi.

 

Tanti e variegati anche i paper presentati, circa 240 da 22 paesi. Tra questi quello premiato appartiene a Gaffey Cline di Worthington. Per la migliore presentazione vince invece Claudio Maloschi di Eni, per il miglior young paper A. Cesaretti e G. Viadana sempre di Eni mentre Allaoua Nazef di Sonatrach si aggiudica il primo posto per la migliore Poster session.

 

Tra le premiazioni che hanno caratterizzato la giornata di chiusura dell'OMC 2011 ci sono anche i vincitori del concorso di pittura e componimento in mosaico - promosso assieme al Liceo Artistico ‘Nevi' - sul tema ARTE ED ENERGIA. Per la pittura vince il primo premio Pamela Belletti con Soffio di energia mentre per il milgior mosaico il team composto da Francesca Metalli, Sara Ramaglia, Isaia Baldo e Filippo Fogli per l'opera Lampa-dino.

 

Grande partecipazione anche agli eventi paralleli alla manifestazione, dal torneo di golf alla cena di gala fino al concerto nella Basilica di Sant'Apollinare in Classe. "Questa edizione si è conclusa con un grande successo", ha detto il Presidente di OMC, Innocenzo Titone, al termine dell'evento. "Sono estremamente soddisfatto, al di là di ogni più rosea aspettativa".

 

L'ondata emotiva conseguente all'incidente del pozzo Macondo nel Golfo del Messico è ormai passata. L'industria petrolifera guarda avanti, si riorganizza, dialoga con i regolatori per giungere a normative condivise a livello internazionale che prevengano nuovi disastri ambientali legati ad attività esplorative offshore. Questo il leit motiv che ha contraddistinto la Special Session "The Macondo legacy: perception, reputation, reaction" che si è tenuta questa mattina nel corso dell'Offshore Mediterranean Conference a Ravenna.

 

Fino a pochi giorni fa si parlava di "rinascita" nucleare mentre oggi, dopo l'incidente di Fukushima, l'attenzione di tutti i paesi del mondo si è di nuovo spostata sul petrolio e il gas. Di qui l'esigenza di affrontare le nuove sfide imposte dal mercato rispettando linee guida comuni.

 

Il 90% delle nuove scoperte di idrocarburi, del resto, è riconducibile a giacimenti in acque profonde, ha sottolineato Giambattista De Ghetto, Responsabile Ricerca ed Innovazione Tecnologica di Eni E&P. Una tendenza che si confermerà anche nel prossimo futuro e che rappresenterà il vero banco di prova per tutte le compagnie petrolifere. Fedele aderenza a procedure standard (quella che è venuta a mancare nel caso dell'incidente al pozzo Macondo), formazione del personale, nuove tecnologie in grado di prevenire e contenere eventuali sversamenti di petrolio in mare, riforma del quadro normativo: queste le priorità che l'industria oil deve affrontare.

 

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Un grosso apporto in tal senso viene dall'International Association of Oil & Gas producers (OGP), che ha istituito tre gruppi di lavoro ad hoc per trovare soluzioni ad incidenti come quello del Golfo del Messico. Il contributo di 20 compagnie e di più di 100 professionisti del settore è stato fondamentale per mettere a punto una serie di linee guida, in via di pubblicazione nelle prossime 4-6 settimane, su procedure operative sull'ingegneria dei pozzi, sistemi di contenimento delle perdite, prevenzione delle fuoriuscite sottomarine, autocombustione. In aggiunta, saranno progettati strumenti di risposta ad eventuali emergenze ambientali da localizzare in sette aree del mondo.

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