Ravenna, la denuncia: "Mia madre abbandonata al pronto soccorso, non si salverà"

Ravenna, la denuncia: "Mia madre abbandonata al pronto soccorso, non si salverà"

Ravenna, la denuncia: "Mia madre abbandonata al pronto soccorso, non si salverà"

RAVENNA - "Come morire aspettando in Osservazione Breve Intensiva". E l'amara considerazione del signor Carlo Serafini. "Desidero segnalare una tragica vicenda che nel pomeriggio di domenica 14 novembre al Pronto Soccorso dell'ospedale di Ravenna ha coinvolto mia madre: ora è in coma, in fin di vita", spiega il figlio, che sottopone ai media il caso, promettendo denunce per un caso ancora tutto da chiarire. Ecco il suo racconto.

 

"Ho portato mia madre al Pronto Soccorso intorno alle 15, in uno stato sanitario grave. Dopo il passaggio in accettazione è stata immediatamente presa in carico, per il successivo ricovero. Ma prima è stata posta in Osservazione Breve Intensiva: tuttavia in circa due ore - io sono stato sempre al suo fianco - nessuno è passato a controllare le sue condizioni. Solo un'infermiera, su mia richiesta, le ha cambiato la flebo".

 

Secondo Serafini la madre è stata colpita da un'emorragia cerebrale devastante: "Morirà, dopo essere stata abbandonata in un Pronto Soccorso. Ho già dato mandato ai miei avvocati", spiega. Da parte sua replica l'Ausl di Ravenna: "Pur comprendendo il dolore della famiglia, si ritiene doveroso fornire alcune precisazioni sulle cure prestate alla signora alla luce degli elementi acquisiti dal Direttore dell'Unità Operativa di Pronto Soccorso, Maria Pazzaglia e dall'esame della documentazione sanitaria".

 

Per l'azienda sanitaria "La signora è giunta domenica 14 novembre alle ore 15 in Pronto Soccorso, trasportata dall'ambulanza del 118, con sintomatologia febbrile ed un focolaio bronco pneumonico con versamento pleurico, riscontrato ad una radiografia del torace eseguita il 12 novembre in Radiologia richiesto in urgenza dal medico curante".

 

"La paziente veniva immediatamente presa in carico dal personale del Pronto Soccorso e valutata dal Triage come codice giallo; alle ore 15.22 veniva visitata dal medico; la paziente era collaborante e rispondeva alle domande anamnestiche, presentava oltre alla sintomatologia febbrile, sintomi compatibili con il quadro di broncopolmonite; non erano riscontrabili deficit neurologici.

Dopo la visita medica veniva trattata con ossigeno-terapia, iniziate le terapie necessarie e richiesti gli esami di laboratorio. In attesa degli esami e del termine della somministrazione della terapia veniva inviata alla ore 15.37 in OBI (Osservazione Breve Intensiva), sotto vigilanza diretta dell'infermiera addetta e di un operatore addetto all'assistenza. Tale personale ha riferito che la paziente era vigile e responsiva."

 

Dopo circa 1 ora, all'arrivo degli esami e cioè, alle ore 16.30, che confermavano il quadro infiammatorio, si disponeva il ricovero in Medicina 4° piano, dove veniva inviata alle ore 16.45. All'atto del ricovero il Medico di Guardia del Pronto Soccorso si recava in OBI per comunicare al parente ed alla paziente quanto disposto; anche in questo caso la paziente appariva vigile e responsiva.

 

Quindi l'Ausl: "Alle ore 16.50 la paziente giungeva nel reparto di Medicina Interna e alle 17.00 circa veniva visitata dal Medico di Guardia della Medicina Interna che rilevava l'insorgenza di uno stato di coma. Veniva pertanto eseguita in reparto di medicina visita neurologica e TAC cerebrale alle ore 18 che metteva in evidenza emorragia cerebrale massiva. Il Neurochirurgo di Cesena, interpellato per la consulenza chirurgica, giudicava la paziente inoperabile, rilevando dalle immagini della TC cerebrale un quadro sospetto per rottura spontanea di aneurisma cerebrale".  La paziente è stata pertanto ricoverata in Rianimazione, ove e' tuttora degente in condizioni critiche.

 

"Alla luce di quanto sopra descritto, si ritiene che le cure nel complesso prestate alla paziente siano state tempestive e non corrisponde al vero che la paziente sia stata lasciata senza assistenza per due ore nell'area di OBI", conclude l'azienda sanitaria.

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