Ravenna, la Finanza scopre una 'frode carosello' da 10 milioni di euro

Ravenna, la Finanza scopre una 'frode carosello' da 10 milioni di euro

Ravenna, la Finanza scopre una 'frode carosello' da 10 milioni di euro

RAVENNA - I militari della Seconda Compagnia della Guardia di Finanza di Ravenna hanno scoperto una "frode carosello" all'iva per 10 milioni di euro. Il bilancio dell'inchiesta, partita da una verifica fiscale nei confronti di una fantomatica ditta di commercializzazione di telefonini ed altri prodotti elettronici, gestita da un ravennate, parla di 20 società coinvolte e nove persone denunciate in ordine all'emissione ed all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. 

 

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, la ditta ravennate acquistava gli articoli, in completa esenzione d'imposta (iva), da società operanti nel sammarinese per poi rivenderli a società operanti nel territorio italiano, senza però versare l'iva derivante dalle vendite effettuate e creando crediti iva inesistenti a favore delle società nazionali acquirenti dello stesso prodotto. A seguito del reperimento della documentazione contabile dell'impresa presso i fornitori ed i clienti, è emerso che la stessa operava anche in diversi settori quali progettazioni, realizzazioni e forniture di call-center, aggiornamenti di software, consulenze per corsi di aggiornamento e formazione del personale,  commercio di parti ed  accessori di autoveicoli.

 

Sin dall'avvio delle indagini è emerso che la ditta, a fronte delle ingenti operazioni di acquisto e vendita effettuate negli anni dal 2005 al 2008 risultava, di fatto, come soggetto economico privo di qualsiasi struttura operativa ed organizzativa ponendosi di fatto come una vera e propria "cartiera". Nello specifico, dalle investigazioni approfondite anche mediante l'acquisizione e l'esame della documentazione bancaria, è emerso un sistema di frode fiscale basato sull'interposizione di una società fittizia, appositamente costituita, tra un cedente operatore economico sammarinese ed un cessionario operante nel territorio nazionale. Nel caso in esame, la ditta individuale del ravennate veniva identificata quale impresa filtro (in gergo missing trader) connotata da specifiche caratteristiche emerse nel corso delle indagini.

 

In particolare è emerso che nella sede della ditta non veniva svolto alcun genere di attività correlata alla compravendita di apparecchi per la telefonia. Inoltre è stato accertato che lo stesso "imprenditore" non disponeva di idonee strutture logistiche che potessero consentire allo stesso l'autonoma compravendita dei beni indicati nelle fatture di acquisto e vendita, reperite a seguito di controlli incrociati presso clienti e fornitori dell'impresa.

 

Considerata la presunta insidiosità del sistema di frode scoperto, i militari hanno ricostruito le operazioni commerciali effettuate dalla ditta ravennate, nonché ad identificare tutti i soggetti che hanno interagito con la ditta individuale da lui amministrata.   Sono stati così individuati i fornitori della ditta, risultati per la maggior parte, operatori commerciali sammarinesi. Nello specifico si tratta di società aventi sede a San Marino, una con  sede a Londra, una in Spagna ed una nella Repubblica di Salta. Successivamente sono state individuate nove società beneficiarie della frode, con sedi nelle provincie di Milano, Pavia, Rovigo, Bologna, Ferrara, Roma e Benevento, che hanno effettuato acquisti dall'estero, interponendo fittiziamente l'impresa verificata tra gli stessi ed i fornitori esteri.

 

In pratica, i rapporti commerciali sarebbero avvenuti "cartolarmente". Il tutto partiva dalla società fittizia con una cessione all'esterno non imponibile ai fini dell'Iva. La società acquirente effettuava la cessione dello stesso bene alla ditta ravennate, che in queste triangolazioni faceva da "filtro". L'azienda fittizia rivendeva quindi il prodotto, a volte anche alla società iniziale da cui tutto partiva, senza rispondere agli oneri fiscali, permettendo quindi al destinatario finale l'acquisto sottocosto dell'articolo.

 

Il bilancio parla di ricavi non dichiarati per 10 milioni di euro, Iva dovuta per oltre 2,5 milioni di euro, costi non deducibile per 900mila euro, iva non versata per 180mila euro e Irap dovuta per oltre 450mila euro. Le accuse per le nove persone denunciate sono di dichiarazione fraudolente mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di documenti contabili, omesso versamento di iva e falsità materiale commessa da privato.

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