Ravenna: la poesia mistica protagonista al Festival

Ravenna: la poesia mistica protagonista al Festival

RAVENNA - Come successe nell'edizione 2004 con l'acclamatissima "I la Galigo" - lo spettacolo tratto da un poema cosmogonico indonesiano -, Ravenna Festival ha l'onore di ospitare da mercoledì 15 a venerdì 17 luglio, al Teatro Alighieri (ore 21) la prima e unica rappresentazione italiana del nuovo lavoro del grande regista statunitense Robert Wilson, "Rumi. In the blink of the eye". Con  Rumi il tema che il Ravenna Festival si è dato, ovvero la  preghiera, ritorna prepotentemente al centro dell'attenzione (di Rumi è la frase "Quando ti sento arrivare il mio cuore danza, le mia braccia si aprono" scelto dal festival come proprio motto-epigramma).

Lo spettacolo - realizzato grazie al prezioso contributo di Sotris e del Gruppo Hera - è basato su un'idea originale di Robert Wilson che firma regia, scena e ideazione luci e di Kuds Erguner che cura le musiche.

Mewlana Djalal-od-Din-Rumi (1207-1273) - nato a Balkh nell'attuale Afghanistan e morto in esilio a Konya, in Turchia - è il poeta mistico sufi più famoso al mondo, conosciuto essenzialmente per la cerimonia dei dervisci rotanti, una confraternita fondata da suo figlio Sultan Veled. Questa cerimonia è rimasta sconosciuta per lungo tempo in Occidente, dove erano giunti lontani echi attraverso i racconti di viaggiatori europei del XIX secolo; ma negli ultimi vent'anni è diventata un'attrazione per il pubblico europeo, con il rischio di vederne completamente snaturato il profondo significato rituale. Per contro la produzione letteraria di Rumi è stata tradotta in tutte le lingue occidentali e questo testimonia l'alto interesse della nostra cultura verso il pensiero Sufi, collocato alla frontiera delle due religioni, quasi un anello di congiunzione tra il pensiero islamico e quello cristiano. Lo spettacolo ideato da Wilson (che il  New York Times ha definito «una pietra miliare del teatro sperimentale mondiale») intorno all'opera ed al pensiero di Rumi - utilizzando essenzialmente la musica, il canto e la danza - costituisce un'emblematica occasione di incontro tra due mondi e tra due sensibilità artistiche apparentemente opposte, che trovano un forte punto di convergenza nel prevalere della forma sulla narrazione, della esasperata raffinatezza di movimento e suono, dell'armonia da vedere e dell'immagine da sentire. 

"Mi è sembrato giusto - spiega il regista texano - concentrarmi sul lavoro senza tempo di questo poeta e mistico, le cui parole e la cui filosofia sono state abbracciate come proprie da mistici e filosofi in molti paesi del Medio Oriente; era l'ispirazione ideale per il mio lavoro, nel quale volevo esplorare i confini del tempo e dell'assenza del tempo». Otto danzatori sufi sono stati selezionati da Wilson durante i suoi numerosi viaggi a Istanbul, dove ha incontrato e riunito iniziati di differenti confraternite (tekke). I musicisti sono stati scelti dall'acclamato flautista turco Kudsi Erguner, che per le sue composizioni ha tratto ispirazione dalle diverse culture musicali del medio ed estremo Oriente, abbracciando idealmente tutte le nazioni attraversate da Rumi durante i suoi viaggi. Troviamo infatti anche un cantante persiano che porta in scena i suoni originali della poesia di Rumi in farsi, e un bambino, cresciuto tra le confraternite sufi".

Anche nel caso di questo "Rumi" Wilson esplora dunque una via espressiva originale che conduce a un incontro creativo tra arte tradizionale e sensibilità contemporanea. Lontano da ogni tentazione folclorica, il regista intende dare tangibile prova (attraverso il suo amore per l'arte orientale) che gli artisti possono arrivare per le vie dell'arte a rendere vivi e immediati quegli ideali di armonica convivenza dei popoli che la politica fatica a garantire. D'altronde è proprio questo, la rimessa in gioco continua dei canoni estetici e dinamici del teatro, che ha fatto di Bob Wilson uno dei più grandi interpreti dell'avanguardia del Novecento. Ripercorrendo i suoi tanti anni di ricerca artistica (è nato a Waco nel 1941) affiora immediatamente un'idea di teatro come "spettacolo" in cui il formalismo (basti pensare all'esasperata ricercatezza delle luci o all'estrema precisione di ogni gesto sulla scena) si ricongiunge con una coscienza critica che anziché trattare problemi e avvenimenti in modo diretto, scompone i contenuti della storia per ricomporli in una nuova sintesi dell'immaginario, che invece di procedere per sequenze classiche di eventi susseguentesi, ne cerca gli aspetti più visionari e li rilegge con parametri di grande raffinatezza estetica. 

La struttura drammaturgica dell'opera teatrale nasce dalle parole di cinque poesie di Rumi  - lette nella circostanza dall'attore ravennate Gianfranco Tondini - come "Quando riveli quel viso di rosa / anche le pietre iniziano a danzare...", "La notte scorsa, in sogno vidi la povertà / e con il suo bene mi fece perdere i sensi...", "Che delizia, sedere nella veranda tu e io / Due forme, due corpi ma un'anima sola, tu e io ...", etc. In scena, sotto la direzione musicale di Kudsi Erguner un nutrito ensemble costituito da Taghi Akhbari canto, Hakan Gungor Kanun, Hassan Tabar Santour, Buse Sever canto e oud, Pierre Rigopoulos percussioni e Kudsi Erguner flauto ney a cui si aggiungono Cem Kagitçi, Osman Karadag, Cosgun Özköroglu, Hasan Oruç, Murat Parçali, Sahin Naci Sair, Sezai Redifoglu, Devrim Ulgaç, Iraj Anvar, Cuneyt Turel e il bambino Kayra Ermenkul.

Formatosi con gli insegnamenti di suo padre, Kudsi Erguner è il più grande suonatore di ney (flauto di canna), uno degli ultimi grandi maestri di questo strumento orientale. 
Alla sua formazione artistica e professionale hanno contribuito i contatti con i molti musicisti famosi della vecchia generazione che frequentavano la casa dei suoi genitori a Istanbul, ma soprattutto, gli insegnamenti musicali e spirituali derivanti dalla sua diretta partecipazione alle confraternite sufi dei Dervisci Mevlevi. 
Trasferitosi a Parigi per i suoi studi in architettura, Kudsi ha anche registrato numerosi album, collaborato con Peter  Gabriel e ha dato così un contributo determinante alla diffusione della musica classica ottomana.  Ma oltre alle collaborazioni nel campo del cinema (Martin Scorsese e Marco Ferreri) e della danza (Carolyn Carlson e Maurice Bejart) determinante rimane nella sua carriera artistica il lavoro musicale accanto a Peter Brook per il celebre  Mahabharata

Info e prenotazioni: 0544 249244 -  www.ravennafestival.org
Biglietti da 15 a 52 euro.

 

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