Ravenna, le imprese femminili guadagnano di più

Ravenna, le imprese femminili guadagnano di più

Ravenna, le imprese femminili guadagnano di più

RAVENNA - Le imprese femminili della provincia di Ravenna hanno performance economiche migliori di quelle non femminili. E' questo in sintesi il risultato della ricerca "Fattore D, il ruolo delle donne nella crescita economica", presentata giovedì 9 giugno alla Camera di commercio, da Lidia Marongiu e Andrea Zironi (G&M Network, società di servizi dello Studio Giaccardi & Associati) alla presenza  dell'economista Irene Tinagli.

 

"Con un certo orgoglio - afferma il presidente dell'Ente camerale Gianfranco Bessi -  rilevo che siamo la prima Camera di commercio in Italia ad aver avviato un'analisi così approfondita su questo tema, che considero importante non solo perché ribadisce ancora una volta la parità di diritti tra uomo e donna, ma anche perché precorre uno degli aspetti che secondo me caratterizzerà il nuovo modello di sviluppo che si verrà a delineare con il superamento della crisi economica.  Uno sviluppo dove si aggiungeranno nuovi attori e nuovi protagonisti, che favoriranno l'innovazione e la tecnologia, e tra questi protagonisti annovero sicuramente l'universo femminile, capace, spesso, di anticipare nuovi modelli e nuove tendenze, anche imprenditoriali."

 

"Dobbiamo - aggiunge Marisa Savorelli presidente del Comitato imprenditoria femminile - compiere un passo in avanti, ad esempio, sul piano degli asili aziendali. Siamo una realtà caratterizzata dalle piccole e medie imprese, quindi probabilmente è più ragionevole pensare in termini di asili per nuclei aziendali o per aree industriali, per avere un equilibrio tra domanda e offerta. Vi sono alcune esperienze in atto, ma è necessario implementare questo servizio. Lo stesso principio vale per il part-time e per il telelavoro. Ritengo che siano maturi i tempi per una modernizzazione dei rapporti di lavoro, più connessi alle esigenze di una moderna realtà. Serve un maggiore impegno per sostenere le pari opportunità e per questo mi piacerebbe che la giornata di oggi si concludesse con la volontà di creare un tavolo con associazioni di categoria e sindacati, dove mettere a punto moderni interventi di conciliazione tra lavoro-vita-famiglia delle donne."

 

Sono quindi intervenuti l'assessore comunale Giovanna Piaia e il presidente della Provincia Claudio Casadio.

Moderati da Paola Morigi, Segretario generale della Camera di commercio di Ravenna sono quindi seguiti gli interventi dei relatori.

 

I risultati della ricerca, voluta dal Comitato per l'Imprenditoria femminile e realizzata con il contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna, sono quindi in linea con la teoria della womenomics che da qualche tempo è sempre più oggetto di confronto e riflessione di grandi imprese e istituzioni. Sono in tanti ormai a sostenere che maggiore spazio alle donne nel lavoro non è solo una questione di rispetto di pari opportunità ma, è soprattutto una questione di convenienza economica, visti i risultati più che positivi laddove la componente femminile dirige o amministra le aziende. Questo vale anche per la provincia di Ravenna dove, per verificare se e in che misura il Fattore D incide sullo sviluppo economico del territorio, è stato analizzato un campione qualitativo di 120 imprese, rappresentative di 12 settori economici equamente ripartito tra imprese femminili e non. Il progetto di ricerca, oltre all'analisi di scenario sulla rilevanza del Fattore D a livello internazionale, ha compreso due azioni principali: studio dei bilanci e interviste alle imprese. Dallo studio dei 720 bilanci è emerso che le imprese femminili ottengono risultati migliori in 11 indicatori su 13 e in particolare su valore aggiunto, fatturato e risultato ante imposte ottengono risultati pari al doppio di quelle non femminili. Nell'arco del periodo 2004-2009 il fatturato delle imprese femminili aumenta del 3,4% mentre quelle delle imprese non femminili cala dell'1,4%; il valore cresce del 7,4% per le imprese femminili e solo della metà per quelle non femminili (3,4%.).

 

Le interviste alle imprese hanno messo in evidenza che anche nella provincia di Ravenna le donne fanno fatica a trovare un posto nelle stanza dei bottoni. Cosi in CdA e Collegi di Revisori le donne sono sempre meno degli uomini e questo vale anche per le imprese femminili. Cresce il numero degli addetti per le imprese intervistate e mediamente il 70% ha un contratto a tempo indeterminato. Un dato disarmante è la carenza di politiche aziendali di conciliazione lavoro-famiglia, fatto salvo per l'uso della riduzione dell'orario di lavoro, scelta condivisa dalla maggior parte dei casi. Spiccano in questo le imprese femminili che per il 26% dichiarano di ricorrere alla banca delle ore.

 

Per quanto riguarda le proposte di policy per la valorizzazione del talento femminile spicca la richiesta di maggiori servizi e infrastrutture per le donne che lavorano: più asili e maggiore flessibilità negli orari di lavoro seguita dalla proposta di attivare agevolazioni fiscali per le imprese che assumono donne. Le opinioni espresse dalle imprese sull'introduzione delle quote rosa vede d'accordo il 70% degli intervistati mentre un 30% preferirebbe che non fosse necessario l'obbligo ma che rimanesse valido il principio del merito.

 

Nei prossimi mesi, per dare seguito alla ricerca, si dovranno attivare, col concorso delle istituzioni locali, delle associazioni di categoria e degli ordini professionali, appositi focus group tesi alla individuazione  delle politiche migliori per il superamento del gap di genere.

 

In chiusura l'economista Irene Tinagli  ha sottolineato che "lo studio mette in evidenza la forza prepotente delle donne nell'impresa. Mi auguro che non ci sia più bisogno di fare distinzioni nel dire che le donne sanno essere brave. La crescita può avvenire solo se c'è un salto di qualità e l'imprenditoria femminile è capace di imprimere una svolta sul piano economico ma anche culturale. Se si superano gli ostacoli e le carenze di certi servizi aumenta anche la sicurezza delle donne e quindi la loro capacità di dare importanti contributi allo sviluppo."

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